Bankitalia, anche Berlusconi «sfiducia» Fazio

Plauso da An e Udc e dalla sinistra. Rutelli (Dl): «Meglio tardissimo che mai». Alemanno: si voti in Cdm

Francesco Kamel

da Roma

Su esplicita richiesta degli alleati, Silvio Berlusconi è intervenuto nel dibattito su Antonio Fazio. Lo ha fatto appoggiando la linea del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco che, dopo le mancate dimissioni del governatore, aveva preannunciato passi formali per sfiduciare e sostituire il responsabile di Bankitalia. «Il ministro - ha detto il premier - ha espresso una sua posizione personale che per molti versi si può ritenere fondata». Berlusconi ha poi aggiunto che «Siniscalco annuncerà i passi formali prossimamente». Tempi brevi dunque. La conclusione: «Ciascuno deve trarre da questo le conclusioni secondo il proprio sentire e la propria coscienza». D’altronde Fazio non sembra sfiorato dall’idea di dimettersi e parteciperà, come da programma, al prossimo Ecofin informale che si terrà venerdì a Manchester. Ma lo stallo stava innescando una crescente polemica tra Siniscalco, desideroso di sbarazzarsi quanto prima di Fazio, e la Lega che nell’ambito della strategia di difesa della «banche del nord», non era invece favorevole al siluramento del governatore.
Berlusconi ha voluto riportare il sereno nella Cdl anche sfruttando un prezioso assist da parte dello stesso Umberto Bossi. Il leader della Lega in precedenza si era espresso chiaramente (anche con i suoi): «Parlano tutti troppo. L’unico che deve parlare è Berlusconi perché è quello che sa meglio le cose e perché ascolta ciò che dicono in Europa». Dall’Udc, anche Marco Follini voleva chiarezza: «Penso che sarebbe una buona idea mettere ordine in questa materia e sapere se l'opinione di Siniscalco è privata o pubblica e se è la stessa del presidente del Consiglio come immagino che sia». Nessun problema anche da An, che su Fazio ha da giorni maturato un giudizio netto: deve andarsene. A sostegno della «linea dura» di Siniscalco era intervenuto Francesco Storace: «Maroni ha detto a Siniscalco di aver parlato a titolo personale sul governatore Fazio. Io dico che ha parlato invece a titolo “bipersonale”, perché il ministro dell’Economia rappresenta almeno anche il mio pensiero». Anche per Mario Landolfi «le dimissioni di Fazio, una volta approvata la riforma di Bankitalia, sarebbero un gesto di sensibilità istituzionale». Il ministro Alemanno ha chiesto «un passo indietro» al governatore per l’avvio di «una nuova fase di Bankitalia».
Nel centrodestra ci sono anche accenti diversi. Per Rocco Buttiglione (Udc) «l’unico comune denominatore è la posizione del Consiglio dei ministri» che ha affrontato solo la riforma e non la sfiducia formale. Mentre Stefano Caldoro, del Nuovo Psi, chiede più collegialità. Gianfranco Rotondi, della Dc, è invece rimasto in trincea: «Basta sparare sul governatore. La Dc lo difende perché l’Italia è uno Stato di diritto e non la Repubblica delle banane in cui si congiura contro le istituzioni a colpi di intercettazioni e gogne mediatiche». Ma dall’Unione chiedono compatti la testa di Fazio. «Auspico - ha detto Francesco Rutelli - che il governatore faccia un passo indietro serenamente e sovranamente per consentire di fare una riforma del risparmio e di Bankitalia senza pressioni e non condizionato dalla necessità di mandarlo via». E sulle parole di Berlusconi, Rutelli ha aggiunto: «Meglio tardissimo che mai». Duro su Fazio anche l'esponente dei Ds, Nicola Rossi: «Per il bene del Paese sarebbe giusto che si dimettesse». Infine Ugo Intini (Sdi) chiede di portare in Parlamento «una mozione che ormai registrerebbe un consenso quasi unanime e comunque bipartisan sulla necessità di dimissioni da parte di Fazio».