Barbagia, il fascino della Sardegna nascosta

Fino al 18 dicembre la Barbagia si svela con mostre, incontri e dimostrazioni gastromiche, una occasione per conoscere il cuore più intimo dell'isola dei nuraghe. Da mamoiada con la "processione dei vinti" ai murales di Orgosolo e Onanì fino alle <em>cumbessias</em> di Lula<strong></strong>

Fino al 18 dicembre la Barbagia si svela agli occhi curiosi dei turisti con mostre, incontri e dimostrazioni gastromiche, un occasione per conoscere il cuore più intimo della Sardegna (www.aspenuoro.it). Dal 4 al 6 novembre è la volta di Mamoiada, il borgo che tre volte all'anno diventa il palcoscenico di un antico rituale che si ripete da secoli. Una sfilata-processione dei vinti caduti in schiavitù che camminano lentamente scortati dai vincitori dotati di una corda con la quale catturano gli spettatori soprattutto giovani donne.

I mamuthones, sono pastori che indossano una giacca di pelle di pecora nera messa al rovescio, un fazzoletto sotto al mento per tener ferma la maschera e una trentina di pesanti campanacci sulla schiena. I secondi sono gli issohadores, vestiti con pantaloni e camicia bianca, un corpetto rosso, uno scialle in vita e una berritta nera in testa. Le maschere in paese si comprano da Ruggero Mameli (via Crisponi 19, tel. 0784.56222).

A una manciata di chilometri s’incontra Orgosolo, simbolo della fierezza barbaricina. Le immagini dei suoi murales hanno fatto più volte il giro del mondo. Forse per questo ogni anno quel grande libro aperto che sono le strade dell'abitato, chilometri di facciate dipinte, attrae quanti vogliono cercare un contatto con l'interno dell'isola, segnato a lungo da ribellioni e banditismo. Non ci sono monumenti famosi da visitare o architetture particolari da ammirare ad Orgosolo.

Dell'antico impianto urbanistico resta ben poco, le salite strette, qualche casa bassa dei pastori e quelle più grandi con logge e cortili dei signori. Ma la passione politica e sociale degli anni Settanta ha lasciato tracce indelebili sui muri delle case e sulle rocce intorno al paese. Sono le figure forti e drammatiche che parlano delle ferite più profonde, dei soprusi dei potenti, del malgoverno, della dura vita dei pastori, della miseria, delle malattie, delle lotte per la terra, delle proteste e dei desideri di tutta la comunità a cui nessun governo è stato in grado di dare soluzioni convincenti. Gli abitanti, gentili e molto riservati, hanno dato sfogo al loro malessere, alla loro diversità, al loro essere isola nell'isola con 250 murales fatti da altrettanti artisti, molti dei quali famosi. Una singolare e vivace forma di arte popolare.

Altri murales a Onanì piccolo borgo pastorale, abitato già in epoca nuragica, adagiato su dolci rilievi sullo sfondo dell’imponente bastione calcareo di Monte Albo. Alcuni murales sono stati realizzati da Diego Asproni e altri dagli studenti della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, che raccontano la vita dei contadini e dei pastori sardi o che inneggiano alla pace, in un singolare stile tra il moderno e il naif. Anche qui si possono fare delle interessanti escursioni in campagna per scoprire il patrimonio archeologico e la chiesetta di San Pietro, costruita in conci di granito con il tetto in lastre di scisto, uno dei massimi esempi di quell’architettura romanica diffusasi in Sardegna nel basso Medio Evo.

In breve si raggiunge l’ex centro minerario di Lula, alle pendici delle creste del Monte Albo, con il santuario campestre di San Francesco, del XIII secolo, dove spiccano le caratteristiche cumbessias, utilizzate per le feste e le occasioni speciali. Perfino Grazia Deledda ne parla nel suo romanzo Elias Portolu. Si racconta che il santuario venne edificato in segno di ringraziamento da un gruppo di banditi nuoresi esattamente dove sorgeva un enorme cespuglio di cisto in cui questi erano riusciti a nascondersi per alcuni giorni, scampando così all’arresto. Per escursioni in Barbagia in 4x4 con pranzo all’ovile dei pastori: Sardegna Nascosta, tel. 349.4434665, www.sardegnanascosta.it  Info: www.sardegnaturismo.it

Ornella D'Alessio (foto Addis: mamuthones e murales)