Le battaglie di De Magistris per chiudere i villaggi turistici

Inchieste flop del magistrato sul "rischio inondazione". Andati in fumo fondi europei e posti di lavoro: 1.726 lavoratori fermi perché non ha chiuso l'indagine

Di ritorno a Catanzaro dopo quattro anni a Napoli, nel 2002, Luigi De Magistris tornò a scatenarsi con inchieste caratterizzate da perquisizioni, fermi di polizia e soprattutto sequestri, atti che non abbisognavano di nessun controllo da parte dei colleghi. Tra le sue nuove fisse, quella di sequestrare grandi alberghi o maxi strutture turistiche ancora in costruzione, creando spaventosi danni economici e mandando a spasso quantità incredibili di lavoratori.
Sequestri e dissequestri
Nel 2003 sequestrò due villaggi turistici a Botricello (Catanzaro) e mise sotto indagine diciotto persone. Il sequestro durò quattro anni e ogni finanziamento europeo del caso, circa nove miliardi di lire, andò perso. Il 13 maggio 2007, dopo quasi tre anni di udienza preliminare, il giudice Tiziana Macrì proscioglierà tutti i malcapitati e ne citerà la «condotta corretta e trasparente». Non mancò la comica: mentre i villaggi erano sotto sequestro, affidati quindi a dei custodi giudiziari, capitò un avvelenamento collettivo dei villeggianti: ma De Magistris mandò un avviso di garanzia ai proprietari estromessi. Meno divertente sarà la maniera in cui De Magistris, in altri procedimenti, cercherà di delegittimare il giudice Tiziana Macrì a dispetto del suo noto impegno in processi contro la criminalità organizzata.
Altro sequestro, nel marzo 2004, fu quello dei cantieri per la costruzione del paese-albergo di Davoli Marina nonchè di una struttura abitativa in località Berenice: De Magistris si concentrò sulla concessione edilizia n. 15 del 23/5/2003 e indagò un po’ di persone, suo solito. Orbene: il Tribunale della libertà revocò il sequestro per totale insussistenza dei presupposti, e il dissequestro divenne definitivo perché De Magistris, come moltissime altre volte, non fece neanche ricorso. Incalcolabili i danni alle imprese e ai titolari del progetto.
A casa 1800 lavoratori
Ma il capolavoro di De Magistris, a margine dell’evanescente e mai conclusa inchiesta «Toghe lucane», resterà il sequestro del Centro Turistico Ecologico Marinagri. Si tratta di un grande comprensorio ecologico e turistico, in fase di ultimazione, che prevede un porto marino e imponenti strutture ricettive e residenziali. Il magistrato tentò di sequestrarlo una prima volta nel 2007, ma il Tribunale della libertà e la Cassazione gli risposero picche. De Magistris ottenne ugualmente il sequestro, un anno dopo, in virtù di presunte violazioni del Piano di Assetto Idrogeologico: piano che la competente Autorità di Bacino aveva già ritenuto assolutamente regolare. De Magistris, per farla breve, sosteneva che il centro turistico fosse a rischio inondazione. Marinagri è stato promosso dalla Regione Basilicata e finanziato dallo Stato con 15 milioni di euro; il suo iter procedurale iniziò nel 1987 ed è passato al vaglio di governi, regioni, comuni e competenze. Un gruppo di privati ha già costruito e contrattualizzato opere per 100 milioni di euro, di cui 80 già pagati a 47 imprese appaltatrici: si parla di 1726 lavoratori fermi da più di un anno (senza contare i 293 acquirenti italiani ed esteri) e questo perché De Magistris non ha concluso l’inchiesta prima di salutare e candidarsi. Ora si confida che l’inchiesta finisca un po’ come tutte quelle di De Magistris, e che insomma scatti il dissequestro. L’Autorità di bacino, una decina di giorni fa, ha ribadito che Marinagri non correrà rischi di inondazione per almeno 500 anni. Il nuovo pm che ha ereditato l’inchiesta, Vincenzo Capomollo, si è già detto favorevole al dissequestro. Ma tutto tace, anche perché a complicare le cose c’è che De Magistris, nella sua inchiesta a strascico, ipotizzò collegamenti illeciti tra gli amministratori della struttura e alcuni magistrati di Potenza e Matera, più politici vari. Le persone coinvolte furono 14, e tra queste il senatore Nicola Buccico di An e i procuratori Giuseppe Chieco, Giuseppe Galante, Felicia Genovese e Iside Granese. Tra le accuse, ovviamente, quelle di aver cercato d’insabbiare un’inchiesta che era di sabbia già di suo.
A Policoro, dove vivono centinaia di famiglie investite dal sequestro di Marinagri, hanno addirittura costituito una «Associazione vittime di De Magistris» che ha già migliaia di iscritti. Il presidente di Marinagri, Vincenzo Vitale, ha chiesto al magistrato un risarcimento di 25 milioni di euro, mentre Antonio Tisci, capogruppo di An in Basilicata, l’ha messa così: «Sembra ormai un malvezzo di quella magistratura che segue le orme di Antonio Di Pietro quello di iniziare indagini, rendersi conto di non poterle portare a termine, gettare fango su un territorio e poi candidarsi utilizzando indagini incomplete come unico strumento di comunicazione». «De Magistris», ha scritto invece Nino Grasso, editorialista de La Nuova, «è come quei somari che a scuola fanno un uso disinvolto dei verbi e dell’ortografia, salvo addebitare ai professori l’incapacità di leggere tra le righe del suo tema».
Arriva Ballarò
De Magistris, nelle pause, sequestrava anche ospedali regionali. Agli albori del 2004, infatti, chiese il sequestro preventivo dell’intero Pugliese-Ciaccio di Catanzaro: ma il gip respinse la richiesta. Chiese anche l’arresto di dieci persone accusate di associazione per delinquere per via di un appalto di lavanderia: ma il gip concesse le manette solo per tre.
Poi, il 24 febbraio 2004, De Magistris il sequestro se lo dispose da solo, con un provvedimento controfirmato anche da un altro magistrato. Immaginarsi il clamore: arrivarono anche le telecamere di Ballarò, e l’11 marzo Giovanni Floris dedicò al caso quasi un’intera puntata che fece molto arrabbiare i politici locali.
Il Tribunale della libertà comunque revocò il sequestro dell’ospedale il 18 marzo successivo, ed evidenziò macroscopici errori di diritto. Il provvedimento fu definitivo anche perché De Magistris, dopo aver sequestrato un ospedale, non fece neanche ricorso perché fosse ri-sequestrato: forse aveva cambiato idea, e comunque le telecamere di Ballarò se n’erano già andate. Il procedimento, com’era chiaro sin dall’inizio, finì a Roma per competenza: e in quella sede, il 29 luglio 2007, il gip dichiarerà inutilizzabili tutte le intercettazioni disposte da De Magistris, e decreterà il non luogo a procedere per tutti. Prosciolti.
La regola
Ma non c’è spazio per elencare tutti i fallimenti di De Magistris, tutti gli innocenti sbattuti su giornali sempre informatissimi. A un certo punto il pm s’inventò che un giornalista di un periodico (subito arrestato) aveva ordito un piano per delegittimare alcuni magistrati di Reggio Calabria. Contestò l'associazione per delinquere all’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena e anche agli avvocati Ugo Colonna e Francesco Gangemi, ma il Riesame annullò tutti gli arresti spiegando che le intercettazioni erano inutilizzabili anche perché tra gli interlocutori figuravano dei parlamentari. Informazioni di garanzia raggiunsero anche il sottosegretario Giuseppe Valentino (An) il presidente della Commissione antimafia Angela Napoli (Forza Italia) sinché il presidente dei gip archiviò tutto, denunciando gravi violazioni costituzionali nel comportamento di De Magistris. La Corte d’appello di Catanzaro s’incaricò di versare i danni a tutti gli innocenti arrestati.
Innocente era anche Rosa Felicetti, stimata professoressa catanzarese già protagonista di encomiabili iniziative nel mondo del volontariato. De Magistris la mandò ad arrestare assieme ad altre 56 persone con un’accusa da brivido: associazione per delinquere finalizzata all’introduzione di clandestini da avviare a lavoro, alla prostituzione e al traffico d'organi. L’accusa a Rosa Felicetti si tradurrà nell’aver assunto una badante clandestina per la madre morente, eventuale reato che, notò il gip, non prevedeva neppure il carcere. E in ogni caso reato non fu: le assoluzioni con formula piena furono la regola. Una delle regole di Luigi De Magistris, ormai maturo per affrontare le tre inchieste gemelle (Poseidon, Why not e Toghe lucane) che trasformeranno ogni sconfitta della giustizia in un suo successo politico.
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