Una Bce forte o per l'euro la fine è sicura

Per quanti giorni ancora i mercati mondiali potranno svegliarsi,
timbrare il cartellino, mettersi davanti al plotone di esecuzione, farsi
impallinare ben bene e tornare a dormire? Molto pochi

Per quanti giorni ancora i mercati mondiali potranno svegliarsi, timbrare il cartellino, mettersi davanti al plotone di esecuzione, farsi impallinare ben bene e tornare a dormire? Molto pochi. I fiumi non ritornano mai alla sorgente e il flusso di vendite su tutti i titoli finanziari non si fermerà senza una soluzione radicale e definitiva, così come nel ’92 cercare di fermare le vendite sulla lira e sulla sterlina vendendo le riserve di valutaservì solo ad incenerirle senza rimedio. Tre anni fa accadde la stessa cosa per il panico sui titoli bancari dopo il fallimento della Lehman Brothers: tutto venne fermato ponendo la garanzia degli Stati e delle banche centrali sugli istituti di credito. C’era panico, recessione mondiale ma nonostante ciò il nostro debito pubblico andava a ruba e gli interessi sui Bot erano a zero. Come mai? Adesso le cose vanno molto meglio dal punto di vista economico ma, dopo il «caso» Grecia, il panico si è spostato sui titoli di Stato semplicemente perché ci si è accorti del «piccolo» problema che, con l’introduzione dell’euro e il rifiuto dell’Unione (soprattutto per colpa della Germania) di farsi carico senza condizioni del debito degli altri Stati membri, tutto il debito pubblico dell’area Euro non era garantito da nessuno, senza una Banca Centrale che potesse monetizzarlo stampando soldi.
I prestiti a «babbo morto» non si fanno. Quindi zitti zitti i risparmiatori hanno cominciato a ritirarli per metterli sotto il materasso dell’oro o dei titoli di Stato americani o tedeschi. Prima erano due, poi quattro, poi otto, poi quando tutti cominciano ad accorgersi della coda scatta il panico e il panico non si governa. Da che mondo è mondo un’istituzione finanziaria priva di garanzie superiori rischia la famigerata corsa agli sportelli. È quanto sta accadendo ora sui mercati. Una corsa agli sportelli punto com, che corre sugli allarmi di Twitter e dei social network, con i soldi che si ritirano con un click, ma comunque una cosa vecchia e conosciuta.
Il male non è italiano, chi cerca di appioppare quanto sta succedendo in Europa alle beghe di Tremonti e ad altri affarucci che interessano solo a noi o non ha capito o fa finta di non capire. Manovre e patrimoniali non servirebbero a nulla. Da questo ginepraio se ne potrà uscire solo in due modi: o si consentirà alla Bce di assumersi in modo diretto o indiretto (via eurobond) la garanzia totale del debito europeo, se necessario stampando soldi e svalutando, oppure l’euro si dovrà rompere e tutti dovranno ritornare alle loro vecchie valute, replicando in maniera assai più traumatica la rottura dello Sme del ‘92. I problemi politici è organizzativi di ambedue le soluzioni saranno enormi, ma una terza via non si vede.