Bce: "L'Italia è a rischio se non risana i conti" Benzina, nuovo record

L'inflazione peggiora, <strong><a href="/a.pic1?ID=268493">i carburanti segnano nuovi rincari</a></strong> e la Banca centrale parla di &quot;stato di maggiore allerta&quot;. Tecnici di Francoforte pronti a intervenire per assicurare la stabilità dei prezzi

Roma - La Bce "è in uno stato di maggiore allerta". Occhi puntati per evitare fiammate inflazionistiche che potrebbe attestrarsi anche sopra il 3%. Per quanto le varibili economiche siano "solide" e la crescita possa arrivare a registrare "una persistente anche se moderata ripresa", i pericoli arrivano, ancora una volta, dai nuovi rincari dei prodotti energetici e di quelli alimentari. Ma ci sono anche altre incognite. Tra queste i timori legati al processo di formazione dei salari che possono acuire le spinte inflazionistiche e il risanamento dei conti pubblici minacciato dalla crisi economica.

Un allarme generalizzato Nel suo bollettino mensile la Bce lancia un allarme senza precedenti. La "crisi economica" si fa sempre più concreta. E di una portata maggiore rispetto a quanto avessero pensato i tecnici di Francoforte. L'Eurotower segue con attenzione le trattative salariali ma fa sapere che è "indispensabile assicurare che le aspettative di inflazione a medio-lungo termine restino saldamente ancorate su livelli in linea con la stabilità dei prezzi". Insomma, i timori sull’esistenza di forme di indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi di consumo potrebbero "comportare il rischio di choc al rialzo sull’inflazione" e "innescherebbe una spirale salari-prezzi con ricadute negative sull’occupazione e sulla competitività nei paesi coinvolti". "Intervenendo con tempestività e fermezza - fanno sapere i tecnici della Banca centrale europea - l’istituto farà in modo da evitare che si concretizzino effetti di secondo impatto e rischi per la stabilità dei prezzi nel medio termine".

Conti pubblici a rischio "Dopo i risultati di bilancio relativamente favorevoli del 2007, le finanze pubbliche dell’area dell’euro dovrebbero peggiorare nel 2008 e nel 2009". Alla luce di una moderazione della crescita del pil in termini reali, di una parziale inversione della tendenza delle entrate inattese e di una mancanza di politiche di risanamento dei conti pubblici, il disavanzo medio delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro tornerebbe ad aumentare nel 2008 e nel 2009. L'Eurotower prevede infattiche in alcuni Paesi, che "non hanno utilizzato le recenti condizioni favorevoli del ciclo economico per risanare in misura sufficiente le finanze pubbliche, i disavanzi di bilancio si avvicinino o raggiungano il valore di riferimento del 3% del pil". "I paesi che non riescono a conseguire il rispettivo obiettivo di medio termine - prosegue l’istituto di Francoforte - dovrebbero elaborare e attuare politiche di bilancio molto più ambiziose al fine di allineare i propri conti pubblici ai requisiti del Patto di stabilità e crescita e agli impegni dell’Eurogruppo". Pertanto, "politiche di bilancio prudenti concorrerebbero anche a fronteggiare gli squilibri macroeconomici dell’area dell’euro". Secondo le previsioni economiche della Commissione pubblicate nella primavera del 2008, spiega infine la Bce, "il disavanzo delle amministrazioni pubbliche, dopo esser diminuito per quattro anni, aumenterà all’1% del Pil nel 2008 e, in assenza di cambiamenti nelle politiche di bilancio, all’1,1% del Pil nel 2009".

Il monito all'Italia Proprio a fronte delle difficoltà in arrivo, l'Eurotower invita l'Italia e gli altri paesi che non hanno ancora raggiunto il proprio obiettivo di medio termine di finanza pubblica ad "accelerare gli sforzi di consolidamento". "Si tratta di un intervento particolarmente urgente dal momento che alcuni paesi hanno un margine di manovra scarso o nullo, essendo già prossimi al valore di riferimento del 3% del pil", continua Bce puntando il dito anche contro Grecia, Francia e Portogallo. A questi quattro Statri membri l'Eurotower chiede di raggiungere l'obiettivo di medio termine rispettando il valore di riferimento dello 0,5% del pil annuo previsto per il risanamento strutturale e perseguendo, quindi, azioni di riequilibrio sufficienti per raggiungere l’obiettivo al più tardi nel 2010. Per sostenere la credibilità del patto di stabilità e crescita va fatto ricorso, se necessario, a tutti gli strumenti disponibili contemplati dal meccanismo preventivo e da quello correttivo del patto.