Belgio, spuntano altri «casi Ashley»

Bambini nati, ma che non possono crescere. Gravemente malati, come la piccola Ashley, la ragazzina di nove anni di Seattle destinata a rimanere imprigionata per sempre nel corpo di una bimba di sei, perché gli interventi chirurgici ne hanno bloccato la crescita. Il suo caso - reso noto solo pochi giorni fa - ha sconvolto il mondo: i genitori le hanno fatto asportare l’utero e le ghiandole mammarie, per impedirne lo sviluppo fisico, di fronte a una malattia (l’encefalopatia statica) che la rende incapace di camminare, parlare e cibarsi. Ma Ashley non è l’unica: frenare la crescita di bambini colpiti da gravi handicap è una pratica seguita anche in Belgio. «Anche da noi i bambini fortemente handicappati vengono trattati su richiesta dei genitori con terapie ormonali che ne frenano le crescita» ha rivelato al quotidiano Het laatste Nieuws Raoul Rooman, dell’ospedale universitario di Anversa, precisando però che gli interventi non sono così «drastici» come quello cui è stata sottoposta Ashley. «Riceviamo regolarmente richieste per limitare la crescita di un bambino o bloccare le mestruazioni di una ragazza - ha proseguito -. Si tratta di bambini in sedia a rotelle, che non possono essere autonomi e devono sempre essere sollevati per ricevere le cure. E ci sono dei limiti ai pesi che una persona può sollevare». Rooman ammette di esaminare «un paio di casi all’anno per effettuare terapie su bambini che non sono autonomi. Ogni tanto si tratta di bambini in grado di correre ma con un handicap mentale molto grave». Tuttavia «non facciamo interventi chirurgici - ha concluso - e sconsiglio quelle terapie che rendono più fragili le ossa con il rischio di rottura del femore».