«Il benessere non è una colpa»

Immaginavo Mario Tozzi meno permaloso. Prendo atto che non era lui a bere l’ottimo vino alla sua tavola, ma certamente non beveva acqua riciclata e alla pizza liofilizzata preferiva quella lievitata per 3 giorni. La preferisco anch’io, solo che non riesco a sentirmi in colpa per questo.
A fronte del benessere di cui gode la civiltà occidentale, v’è una buona fetta di umanità che è afflitta dalla povertà: per quelli come Tozzi il male è nel divario tra ricchi e poveri e i primi dovrebbero diventare più poveri, decrescere, appunto. Lo invito a riflettere che forse il male è invece nella povertà e bisognerebbe auspicare che i poveri diventino più ricchi, crescere, cioè. È possibile tutto ciò? Sì, se solo si concede ai poveri la possibilità di disporre di energia abbondante e a buon mercato, cosa oggi possibile solo grazie alla tecnologia della fissione nucleare. Ma sulla questione energia e di come essa gli uomini se ne servono, Tozzi dimostra di non essere particolarmente ferrato, visto che insiste su stravaganti concetti come «energia utile per gli uomini» ed «energia degradata».
A differenza di Tozzi, che crede che non usare l’automobile, usare lo scooter a 4 tempi, non servirsi dei climatizzatori, siano tutti comportamenti virtuosi, io non dò ad essi alcuna valenza etica: uno dovrebbe usare quel che vuole e mangiare e bere quel che vuole senza che ci sia un Tozzi che gli dica cosa è «giusto» fare.
Ad ogni modo, il giorno dopo quella cena eravamo entrambi ospiti di UnoMattina a Saxa Rubra, e alla fine della trasmissione tornammo in centro non in bicicletta, ma in auto climatizzata e guidata da autista, e durante il tragitto Tozzi ebbe modo di servirsi di un magnifico cellulare, che usava a dispetto dell’elettrosmog contro cui, in passato, non ha lesinato i propri anatemi.