Benzina verde e diesel killer ambientali

Andrea Macco

In medio stat virtus. Dicevano ancora gli antichi. Entro con ciò nel merito di quanto scritto nei giorni scorsi sull'inquinamento legato al «particolato atmosferico» (le cosiddette «polveri sottili») e sui vari interventi che sono giunti da parte dei lettori. Sarebbe sbagliato fare catastrofismi o allarmismi, sarebbe altrettanto sbagliato dire che tutto va bene e che i miglioramenti della qualità dell'aria genovese sono stati netti. Infatti da quando l'aria è puntualmente monitorata dall'Università di Fisica e dalla Provincia di Genova sono trascorsi solo 10 anni e laddove si assista ad un miglioramento in un senso qualcos'altro peggiora. In particolare: è nettamente diminuita la concentrazione di piombo e questo grazie senz'altro all'introduzione della benzina verde, ma la stessa benzina verde è stata responsabile dell'aumento della concentrazione di benzene, uno tra i prodotti più nocivi per la salute. Sono diminuiti gli ossidi di azoto e di zolfo, ma sono aumentati gli inquinanti legati al disel, primo fra tutti il rame e i suoi composti (cioè i solfati).
Se poi i cittadini negli ultimi anni hanno spesso migliorato i loro impianti di riscaldamento certamente questi ultimi hanno aumentato la quantità di zolfo, nichel e vanadio, elementi sempre tra loro correlati in tutti i processi di combustione e presenti, perciò, un po' su tutto il territorio cittadino.
Da zona a zona la qualità dell'aria può tuttavia notevolmente variare. Per diverse ragioni. Innanzitutto perché le centraline di rilevazione sono molto sensibili. Basta allontanarsi di 50 mentri da una strada trafficata per rivelare già una minore quantità di particolato atmosferico. In secondo luogo le correnti d'aria variano da zona a zona. Se a Brignole l'aria tende a ristagnare, spostandosi verso il porto Antico ecco subito intervenire il benefico effetto delle brezze marine, ma anche solo andando verso San Martino si può constatare la presenza di maggiori correnti d'aria dovute alla configurazione del territorio!
Gli esperti, poi, vi potranno infine parlare del cosiddetto «Boundary Planetary Layer» (sigla Pbl) ossia dello «Strato Limite Planetario», uno strato dell'atmosfera che, semplificando al massimo, funge da schermo per le polveri. Una volta che sono prodotte, le polveri salgono fino al Pbl dopodichè possono precipitare al suolo. La notevole variabilità, anche giornaliera, dell'altezza di questo strato dell'atmosfera fa sì che la ricaduta al suolo del particolato atmosferico vari notevolmente. Conseguenza di ciò è per esempio una diversa ridistribuzione sul territorio cittadino del particolato emesso in una particolare zona della città. Vi invitiamo per chiarezza a guardare i grafici riportati relativi a Brignole e Multedo. Come si può osservare per Brignole-Multedo, il campionamento è relativo allo stesso periodo eppure negli stessi giorni la quantità di particolato nei due differenti siti è ben diversa! Sia a Multedo sia a Brignole la centralina di rilevazione è posta vicino ad una zona ad alto traffico veicolare e dunque non c'è da stupirsi che in diversi giorni si superino i limiti di legge (Brignole in particolare, quasi tutto l'anno).
Ed a proposito di legge: è stato domandato quanto la legge tuteli effettivamente la salute dei cittadini. Il limite di 40 microgrammi per metro cubo posto dalla Legge italiana è un limite cautelativo, allineato esattamente con la Legge Europea. Allo stato attuale degli studi non c'è comprensione di come il particolato atmosferico effettivamente agisca sull'organismo umano, né di quali effetti sanitari produca. Di sicuro interviene sull'apparato respiratorio, ma il meccanismo biologico con cui agisce non è ancora noto. Per queste ragioni la legge è cautelativa e, soprattutto, in via di evoluzione. In particolare, è in fase di studio il cosiddetto «PM 2.5». Attualmente il limite sopracitato di 40 microgrammi per metro cubo si riferisce al «PM10», ossia al particolato atmosferico con diametro medio inferiore a 10 micrometri (10 milionesimi di metro). Si sta invece pensando di monitorare gli aggregati di particelle ancora più fini, con diametro inferiore a 2,5 micrometri (2,5 milionesimi di metro) ossia, appunto, il «PM 2.5». È chiaro infatti che più le dimensioni diminuiscono più queste particelle sospese in aria possono incidere sull'apparato respiratorio! Tra qualche anno, dunque, si potrebbero avere nuovi limiti di legge che riguardano il PM 2.5 e che tengano anche conto della composizione chimica di questo particolato. Oggi l'unico elemento chimico che è puntualmente monitorato è il piombo, piombo che è ormai ben al di sotto dei limiti di legge su tutto il territorio cittadino.
La soluzione per migliorare la qualità dell'aria? A livello regionale la Stoppani ha già chiuso, Cornigliano sta progressivamente chiudendo. Circa i processi di combustione s'è già detto: il sommarsi di tante piccole fonti provoca un rilevante contributo. Chi forse più urge d'intervento sono, in ultima analisi, il benzene e il rame. Vale a dire benzina verde e Disel. Una via può essere quella di ridistribuire al meglio il traffico (ma giustamente non può essere eliminato, solo ottimizzato!) ma l'ideale sarebbe passare ai motori ad idrogeno. Ma sembra che dovremmo aspettare ancora molto (Non tanto - pare - per i dettagli scientifici quanto precipuamente per interessi economici) Quanto dunque aspettare? Come dicevano, sempre gli antichi, speriamo non fino alla calende greche.
Per consultare i dati dell'Università di Fisica consultare il sito: www.ge.infn.it/iba/index.html