Bergeggi e l’abbraccio con la costa

Una lingua rocciosa forse la univa alla terra: oggi si tenta di costruire altri collegamenti

Il borgo e l'isola. Bergeggi e il suo doppio. L'uno a mezzacosta sulle pendici del monte Sant'Elena, l'altra il riflesso inaccessibile. La proiezione in mare di una storia che si ripete tra sacro e profano. Roccaforte dell'animo e dell'uomo. Un cono di roccia calcarea di otto ettari che raggiunge i 53 metri d'altezza. Isola e costa, a rima baciata, dal 1985 sono Riserva Naturale Regionale di Bergeggi. Una lingua rocciosa forse univa l'isola alla terra. Ci hanno pensato le onde a spazzare via tutto. A mettere di mezzo il mare. Una telefonata all'ufficio ambiente del Comune gestore che se la ritrova incorniciata davanti. Via dal quadro. «Lo smeraldo incastonato in una tavola lucente di lapislazzuli su cui il sole versa centomila sgocciolature di purissimo oro» (come lo descriveva nell'Ottocento il viaggiatore Giulio Cappi) devi fruirlo. Elena Taddeo dal Comune ti parla di un progetto in fase di studio per realizzare un approdo di impatto minimo seguito dalla messa in sicurezza dei sentieri. «Ci stiamo lavorando. Il principio è rendere fruibile l'isola nell'assoluto rispetto di una natura incontaminata». Per adesso ci vanno solo i ragazzi del Dipteris, Università di Genova, per monitorare flora e fauna. Permessi speciali per tastare il polso di quella meraviglia e controllare l'afflusso in crescita dei gabbiani reali. «Troppi. L'azoto che rilasciano sul terreno lo impoverisce ed alcune specie vegetali sono a rischio».
Ma il ragionamento è costa-isola. «Lato terra ferma, tra Punta Maiolo e Punta delle Grotte offriamo già viste guidate gratuite. La scalinata che conduce all'antro della Grotta Marina consente l'escursione della parte emersa. Poi c'è il sotto che è materia per subacquei e speleologi». Progetti. In divenire. Riavvicinare quanto il mare ha separato. A duecentocinquanta metri dalla costa, rocciosa e dirupata, coperta in parte da vegetazione mediterranea, l'isola di Bergeggi custodisce testimonianze storiche e archeologiche. Trovi i resti di edifici militari e religiosi. Nel punto più alto la costruzione cilindrica, forse una torre d'avvistamento o semplicemente un faro. Nel Medioevo fu sede di comunità monastica. Una piccola chiesa paleocristiana del V-VI secolo e un edificio romanico a due navate del 1000 intatte in questo metaspazio. Della vita del prima. Medievali anche i resti di una torre a base quadrata che si appoggia su una costruzione circolare d'epoca romana. Di fronte, sulla terra ferma, l'altro doppio. La Torre di Ere, stesso sistema difensivo. Stesso cordone ombelicale che l'isola ha strappato con i denti. Dalla Via Aurelia, alta sul mare, ti perdi nelle mille insenature fino ad allargare sull'isola. Fonti romane la ricordano come Insula Liguriae, approdo sulla linea marittima per Vado. Ecco spiegata la torre. Il borgo, a mezza costa su un antico percorso, si tiene stretta una «guaita», per spiare l'arrivo di foresti dal mare. I fondali d'interesse geologico e biologico, aspettano di diventare riserva marina. Intanto i sub si danno appuntamento ai tre punti d'immersione. Ci metti tre minuti a guadagnare il Pifferaio (consigliato ai principianti), la Franata e il Canalone. Fondali coralliferi, spugne e margherite di mare. Se hai fortuna incroci cernie e rane pescatrici. L'isola di sotto. Preziosa. Come il cono che incrocia la terra. A distanza. Senza fretta. Il tempo rallentato e anni di accesso negato gli hanno ricamato intorno l'attesa. E l'ansia di scoprire cose elencate su qualche brochure. Stanno lavorando per renderla fruibile. In cerca d'un contatto con quel passato prossimo.