Berlusconi: "Amo le donne e non cambio" Niente pressioni, il giudice fece uscire Ruby

Il presidente del Consiglio reagisce all'ultima campagna basata su fango e gossip: &quot;Orgoglioso della mia vita&quot;. <strong><a href="/interni/nessuna_pressione_premier_il_giudice_fece_rilasciare_ruby/30-10-2010/articolo-id=483682-page=0-comments=1">Nessuna pressione dal premier</a></strong>: il giudice fece rilasciare Ruby. <strong><a href="/interni/berlusconi_mi_ha_aiutata_e_come_caritas/30-10-2010/articolo-id=483505-page=0-comments=1">Parla la ragazza: &quot;Berlusconi mi ha aiutata, è come la Caritas&quot;</a></strong>

nostro inviato a Bruxelles

«Non sono un santo». L'am­missione il Cavaliere se l'era la­sciata scappare più di un anno fa, mentre imperversavano le pole­miche su Noemigate e caso D'Ad­dario. Una battuta fugace e con il sorriso sulle labbra - rivolta a «quelli di Repubblica che spero lo capiscano» - ma nulla di più. Niente di paragonabile ai quasi venti minuti di botta e risposta con i giornalisti davanti all'in­gresso di Justus Lipsius, sede del Consiglio europeo. Dove Berlu­s­coni decide di giocare in contro­piede perché, si era sfogato in pri­vato dopo la mattutina lettura dei giornali, «è arrivato il momen­to di farla finita con le ipocrisie» altrimenti «procure e giornali continueranno a guardare la mia vita privata dal buco della serra­tura ». Altrimenti «questa storia la tireranno avanti mesi, come se non più delle altre». Il caso Ruby - con annessa di­gressione sull'ormai celebre bunga bunga- va dunque preso di petto.

E non solo quello se a Bruxelles il Ca­valiere sembra in qualche mo­do voler mettere la parola fine alla polemiche gossipare, quel­le in corso e quelle a venire. Per­ché, dice ai cronisti, «io sono fatto così» e «alla mia età non c'è nessuno che mi potrà mai far cambiare stile di vita». Per questo Berlusconi deci­de di dilungarsi sulla sua vita privata e non sfugge neanche alle domande più piccanti sen­za mai un accenno di nervosi­smo o irritazione. «Io- spiega il premier - sono una persona giocosa, che ama la vita e ama le donne». Ma, è il senso del suo discorso, non c'è nulla di cui vergognarsi nelle cene o nelle feste di Arcore o Villa Cer­tosa. Perché, aggiunge, «faccio una vita terribile e con sforzi di­sumani » visto che «lavoro co­me nessuno lavora fino alle due e mezza di notte».

Insom­ma, «se ogni tanto sento il biso­gno di una serata distensiva, co­me quando racconto un aned­doto o una storiella, è solo per terapia mentale, per pulire il cervello da tutte le preoccupa­zioni ». Con una certezza: «Que­sto fa parte della mia personali­tà e nessuno mi farà cambiare uno stile di vita di cui sono asso­lutamente orgoglioso». Tanto da averne fatto un punto di for­za: «Oggi ho subito due attac­chi e dico: due attacchi al dì mi faranno restare sempre lì». Un messaggio chiaro, quello del Cavaliere. Che dopo giorni di sordina decide di giocare la partita in prima persona al pun­to di metterci la faccia davanti alle telecamere. Una sorta di pubblica confessione, nella convinzione di non aver nulla di cui vergognarsi visto che le cose stanno in modo del tutto diverso rispetto alle «balle rac­contate dai giornali». «In casa mia - aggiunge infatti il pre­mie­r riferendosi a cene e feste­entrano solo persone per bene che si comportano bene. E io sono un ospite unico, direi irri­petibile ». Insomma, per la prima volta in maniera così decisa è Berlu­sconi ad aprire le porte della sua vita privata e non gli altri a cercare di intercettarla. Un mo­do per sparigliare, ma anche per mettere le carte in tavola se, come sembra sempre più probabile, si tornerà alle urne entro pochi mesi.

Le elezioni anticipate, infatti, si tradurreb­bero nell'ennesimo referen­dum popolare pro o contro il Cavaliere che anche per que­sto ha deciso di accelerare. An­che sul fronte giustizia se rispet­to ai distinguo di Fini ieri non ha usato mezze misure: «Se non ci sarà un accordo parlerò in Parlamento. E dirò agli italia­ni cosa penso senza ipocrisie ». Insomma, «io sono fatto così». Vizi e virtù, questo è il Berlusco­ni che si presenta al Paese e che si candiderà di nuovo a Palaz­zo Chigi nell'eventualità che si arrivi alle elezioni. D'altra parte, il premier è convinto che dietro il caso Ru­by ci sia «una precisa volontà di aggressione». Della sinistra («sono disumane le mie capa­cità di resistere a questi attac­chi che mi vengono portati in tutti questi anni dalla sinistra») ma non solo. Poi si entra nel merito della vicenda Ruby e della telefonata in Questura. «Una balla inventata dai vostri giornali», dice Berlusconi. «Io aiuto chi chiede aiuto e di que­sta persona­mi era stato presen­tato un quadro tragico. Ma- ag­giunge - non ho assolutamen­te influenzato nessuno, anche perché non avrei potuto eserci­tare un potere che non ho».

An­che sul ruolo avuto dalla Minet­ti, consigliera regionale della Lombardia, Berlusconi non si sottrae: «È stata mandata da me per dare un aiuto a una per­sona che poteva non essere consegnata a una comunità o alle carceri, il che non è una bel­la cosa, ma poteva essere a lei affidata». Prima di congedarsi c'è tempo per una battuta sul bunga bunga: «Solo una vec­chia storiella bellissima di tanti anni fa che mi ha fatto ridere molto anche questa volta».