Berlusconi ferma il Carroccio: «Sto con Ciampi»

Tremonti allertato: dovrà stemperare i toni polemici del Carroccio

Fabrizio de Feo

da Roma

Le sortite antiquirinalizie della Lega si moltiplicano di intensità e frequenza, con i ministri del Carroccio che, uno dopo l’altro, entrano a gamba tesa sull’euro e sui padri della moneta unica, Carlo Azeglio Ciampi compreso. Un’offensiva a cui Palazzo Chigi guarda con sospetto, non condividendola né nel merito - vedi ritorno alla lira - né nel metodo. E così, quando i toni salgono fin quasi a lasciar prefigurare un vero e proprio scontro diplomatico con il Quirinale, Silvio Berlusconi alza il telefono e si dissocia pubblicamente dai lumbard.
«Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi» - si legge in una nota - «ha chiamato stamani il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per esprimergli la sua piena solidarietà. Dopo essersi dissociato, a nome suo personale e del governo, dalle critiche al capo dello Stato, il presidente Berlusconi ha richiamato tutti i ministri al rispetto del proprio ruolo istituzionale e dei più alti vertici della Repubblica».
Il premier conosce bene la cifra stilistica della Lega. Sa bene che le esternazioni degli uomini di Umberto Bossi nascono spesso dal bisogno di conquistare visibilità e nutrire quell’anima identitaria che preferisce le parole d’ordine e gli slogan di lotta alle grigie ricette di governo. Oltretutto alcuni aspetti dell’analisi dei ministri Calderoli e Maroni - quelli relativi «ai modi con cui i governi precedenti hanno fatto avvicendare l’euro con la lira» - non sono certo estranei al suo pensiero. Per questo, in prima battuta, tra giovedì e sabato, Berlusconi evita di drammatizzare e temporeggia. La speranza è che la nuova battaglia leghista si stemperi con il passare dei giorni. Ma quando il presidente del Consiglio si accorge che il governo rischia di farsi schiacciare troppo sulla linea antieuropeista della Lega, oltretutto alla vigilia dell’esame dei nostri conti pubblici, la contromossa scatta decisa.
«Dire che Ciampi sia responsabile del buco dei conti pubblici e del malessere per i rincari dovuti all’euro - viene riferito da fonti accreditate - di certo non ci aiuta. Farlo vuol significare che la campagna elettorale per le politiche 2006 inizia con un piede assolutamente sbagliato». Berlusconi a quel punto, da villa La Certosa, non indugia un solo istante prima di far «divulgare» un comunicato nel quale - per il difficile equilibrio della diplomazia istituzionale - rende noto di essere stato lui stesso l’autore di una telefonata di solidarietà nei confronti di Ciampi sancendo il proprio netto «distinguo» rispetto a coloro che lo hanno criticato. E i ministri leghisti? Roberto Calderoli si adopera in un esercizio di cortesia, sottolineando che il suo dissenso riguardava solo la «linea di Ciampi quando fu presidente del Consiglio o ministro dell’Economia». Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, invece insiste: «Abbiamo espresso una posizione molto netta sull’euro. La confermiamo e non cambiamo idea». Un segnale che a Pontida, dove è previsto il rientro del Senatùr il 19 giugno prossimo, potrebbe essere tracciato un cammino per portare l’Italia fuori dall’euro, un referendum con cui dare la parola agli italiani sul ritorno alla lira. Un’iniziativa che certo non suscita brividi di piacere dalle parti di Palazzo Chigi. Per questo è stato già allertato Giulio Tremonti che avrà il compito di stemperare i fuochi leghisti e di riportare nell’alveo della correttezza politica le sortite del Carroccio. Sul tavolo il vicepremier metterà una carta importante: il progetto a cui sta lavorando per ridisegnare quell’Europa delle tecnocrazie e delle élites finita nel mirino degli elettori francesi e olandesi. Una proposta italiana «alla competitività nazionale e dell’Unione europea» che prenderà forma definitiva alla vigilia del Consiglio europeo di metà mese a Bruxelles.