Berlusconi al G20: controllate pure i nostri conti

L’Italia chiede al Fondo Monetario di certificare le misure che saranno varate. Il premier: noi poveri? I ristoranti sono sempre pieni. L'attacco speculativo al nostro Paese è solo una moda passeggera

dal nostro inviato a Cannes

«L’Italia ha deciso di sua iniziativa di chiedere al Fondo monetario internazionale di monitorare i suoi impegni». Dopo una notte di indiscrezioni, conferme e smentite, è il presidente della Commissione Ue a chiudere finalmente la querelle. Andata avanti per oltre dodici ore durante la due giorni di G20 a Cannes, con Nicolas Sarkozy in prima fila a fare pressione per un vero e proprio «commissariamento» dell’Italia, Angela Merkel un po’ più defilata e Barack Obama che alla fine avrebbe favorito la mediazione, tanto da incassare le lodi di Silvio Berlusconi al termine della sua conferenza stampa in compagnia del ministro Giulio Tremonti.
Ci sarà, dunque, la «certificazione» da parte non solo della Ue, ma anche dell’Fmi sul percorso di risanamento dei conti pubblici e di riforme che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi mesi. Con una prima missione della Commissione attesa a Roma per la prossima settimana e una verifica del Fondo in programma entro fine mese, termine indicato dal Cavaliere per l'approvazione del primo pacchetto di misure.
Per Berlusconi, però, è sbagliato parlare di «monitoraggio». Perché quella dell’Fmi sarà «una certificazione» che «non ci è stata imposta ma abbiamo richiesto». Una decisione «concordata con il Quirinale», visto che in questi due giorni «sono stato lungamente al telefono con Giorgio Napolitano».
Secondo il premier, insomma, non bisogna fare allarmismi. Anche perché, dice Berlusconi, in Italia «non si sente qualcosa che possa assomigliare a una grande crisi» visto che «i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni e sugli aerei a fatica si trovano posti». Anzi, per il Cavaliere, l’attacco speculativo nei nostri confronti è «una moda passeggera» e l’impoverimento delle famiglie è colpa «del cambio euro-lira fatto dal governo di allora» e che «da sempre ho ritenuto incongruo e penalizzante per l'Italia».
Ecco perché, aggiunge il presidente del Consiglio, «abbiamo rifiutato i fondi che ci aveva cortesemente offerto l’Fmi, visto che non riteniamo necessario un intervento di questo tipo». Circostanza, questa, smentita però dal direttore generale dell’istituto di Washington, Christine Lagarde: «L’Italia non ha bisogno di linee di credito precauzionali, l’Fmi non ha offerto fondi».
Quel che è certo è che la decisione di arrivare alla «certificazione» da parte del Fondo monetario non è stata né facile né rapida. Tanto che ieri mattina fonti ufficiali di Palazzo Chigi smentivano categoricamente un’eventualità di questo tipo. In conferenza stampa - affiancato da un Tremonti che definisce quella dell’Fmi una technical assistance - Berlusconi spiega che «la perdita di credibilità dell’Italia non riguarda le persone, ma il Paese con la sua storia recente». Insomma, «scontiamo pregiudizi antichi per certi comportamenti del passato».
Nulla di strano, dunque, nella decisione di far scendere in campo anche Washington. Una scelta che il Cavaliere spiega così: «Come fa una società quando vuole presentare nel modo migliore i propri titoli e chiede la certificazione del proprio bilancio a una società specializzata, così noi abbiamo chiesto che il Fondo monetario possa anche monitorare pubblicamente ogni tre mesi l’avanzamento delle riforme». Una decisione, ripete, concordata con il Quirinale e che non comporta «alcuna limitazione della sovranità nazionale». Certo, «se certificasse che le riforme non dovessero essere approvate noi saremmo in difficoltà». Ma, insiste Berlusconi indicando ancora una volta i tempi di approvazione delle misure anti-crisi, «questo non accadrà».
Poi, le parole di apprezzamento per Obama. Che «si è mostrarto preoccupato per il fatto che l’intera area euro sia sotto stress, si è mostrato un amico prezioso dell’Italia, ha messo in luce un grande buonsenso e ha avuto un comportamento eccezionale». A conferma che la Casa Bianca ha avuto un qualche ruolo nello stoppare gli affondi di Sarkozy.