Berlusconi: "Gandus nemica". L'Anm protesta

Il premier: &quot;Il giudice non è imparziale, è militante di estrema sinistra&quot;. Il discorso in parlamento potrebbe slittare. Franceschini e Di Pietro: &quot;Vuole venire ad attaccare i giudici, vada in tribunale&quot;. <a href="/a.pic1?ID=352690" target="_blank"><strong>Mills: la sentenza deforma gli atti</strong></a>

Milano - La sinistra sulle barricate. I magistrati pure. La bandiera è il caso Mills. La protesta è contro l'intenzione manifestata dal presidente del Consiglio di riferire in parlamento sulla condotta dei giudici di Milano, in particolare della già ricusata Nicoletta Gandus. "Non ci interessa che venga a processare i giudici alle Camere. Piuttosto rinunci al lodo Alfano e vada in tribunale a farsi processare". Dalla maggioranza le repliche di Ghedini e Bonaiuti. Il legale del premier spiega: "Berlusconi non vuole processare nessuno, ma fare un discorso politico".Il portavoce di Palazzo Chigi invece attacca la "giustizia a orologeria".

Il premier non ci sta Oggi l’ha ripetuto ai suoi interlocutori: "Sono infuriato. I giudici? Non aspettavano che le elezioni per attaccarmi, è la solita giustizia a orologeria". Ma quanto alla promessa di dire la propria verità in Aula ha tagliato corto: "Non so se andrò. Se sceglierò di andare in parlamento, probabilmente andrò in Senato". Ma è sulla tempistica che il premier riflette: è probabile che, se dovesse scegliere di affrontare l’Aula parlamentare, lo farà dopo le Europee. Poi arrivano le anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa con le dichiarazioni del Cavaliere. E' una tempesta: "È curioso sostenere che la Gandus pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d’imparzialità impostole dalla Costituzione. Ma un giudice non deve essere soltanto imparziale. Deve anche apparire tale". Quindi l'affondo: "I nostri avvocati vennero a sapere che la Gandus era ed è un’attivissima militante di sinistra estrema e che in quanto tale ebbe a partecipare a tutte le manifestazioni di contrasto nei confronti del mio governo".

I rapporti con Mills Poi Berlusconi parla del caso Mills: "Le mie società ne tanto meno io, avevamo ragioni per fare quel versamento a Mills che proprio con le sue dichiarazioni era stato il principale responsabile di una sentenza di condanna. Davvero un’assoluta assurdità. Con i soci e il fisco inglese Mills si inventò la storia che quei 600mila dollari non erano frutto di un’attività professionale, ma di una donazione. Mills con le sue dichiarazioni era stato il principale responsabile di una sentenza di condanna" nei confronti delle società del premier. Berlusconi ne ha anche per i pm milanesi che "piombarono addosso" a Mills con un "interrogatorio durato dieci ore" portando l’avvocato inglese "ormai sfinito" e con il timore di essere arrestato a dare "una versione di comodo per poter tornare immediatamente in Inghilterra". Poi il Cavaliere fa una panoramica: "Questo è solo l’ultimo dei processi che mi sono stati cuciti addosso. In totale più di 100 procedimenti, più di 900 magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 587 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza, 2560 udienze in 14 anni, più di 180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti. Dei record davvero impressionanti, di assoluto livello non mondiale ma universale, dei record di tutto il sistema solare".

Franceschini: in aula per autoassolversi Il presidente del Consiglio vuole intervenire in aula alla Camera sul caso Mills "per autoassolversi. Io - dice dal mercato di centocelle - ho trovato una grande indignazione. Ma Berlusconi dall’inizio della legislatura non ha mai trovato un minuto per venire in aula a parlare dei problemi degli italiani. Ora vuole venire per autoassolversi e per sollevare un polverone politico". Aggiunge Franceschini: "Non ha mai parlato dei problemi degli italiani, ma in tre giorni ha approvato il lodo Alfano. Chi fa politica deve occuparsi dei problemi delle persone e non sempre dei suoi problemi". 

Di Pietro: deve dimettersi "Il premier si deve dimettere perché non ha titolo morale per governare". E' questa la posizione espressa da Antonio Di Pietro, intervistato nella trasmissione di Radio3 Faccia a faccia. "Non può passare l’idea - ha aggiunto il leader dell’Idv - che chi è più prepotente la fa franca. Inoltre è chiaro che l’avvocato Mills ha coperto con le sue bugie una colossale evasione fiscale del premier. Ora sappiamo tutti che è un dovere di chi governa fare la lotta all’evasione fiscale, sopratutto in un momento di crisi. Un evasore patentato non può guidare il Paese".Quanto alla decisione del presidente del Consiglio di riferire in parlamento, Di Pietro si è detto contrario a questa richiesta: "Verrà ad accusare i giudici con la sua claque da lui stesso nominata. Pretenderà una sentenza del Parlamento che condannerà i giudici. Ma tutto questo - ha concluso Di Pietro - non è accettabile".

L'Anm attacca  È "inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del tribunale di Milano e in particolare del suo presidente". Lo sostiene la giunta dell’Associazione nazionale magistrati che in una nota esprime solidarietà ai giudici del processo Mills. La critica dei provvedimenti giudiziari "è sempre legittima, ma è grave che vengano messi in discussione, e con questi toni denigratori utilizzati nelle ribalte mediatiche, non il merito del provvedimento, ma l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici - afferma il sindacato delle toghe -. In questo modo si minano fondamentali principi costituzionali posti a garanzia del corretto equilibrio tra poteri dello Stato. Sorprende, ancora una volta il 'garantismo a corrente alternata' utilizzato come chiave di lettura di vicende giudiziarie che riguardano esponenti del mondo politico-imprenditoriale a fronte del disinvolto giustizialismo con cui si commentano fatti di criminalità diffusa".  La nota si conclude con la manifestazione di "solidarietà e vicinanza" nei confronti dei "colleghi Gandus, Caccialanza e Dorigo".

Ghedini: "Può parlare" "L’Anm fa l’ennesima difesa corporativa e dà indicazioni infondate e sbagliate: Berlusconi giustamente critica un giudice che si è già politicamente esposto attaccandolo negli anni precedenti ma che non si astiene dal giudicare un suo contraddittore politico". Così Nicolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del presidente del Consiglio, replica all’Anm. "È evidente che c’è il diritto di critica nei confronti di chiunque: l’Anm - afferma Ghedini - critica spesso la politica così come un politico può essere critico verso la magistratura, soprattuto se politicizzata perché ha espresso giudici politici molto pesanti verso un uomo politico".

Bonaiuti: "Giustizia a orologeria" Ghedini, chiarisce le intenzioni di Silvio Berlusconi: "Non ha alcuna intenzione di voler portare il processo in sede parlamentare. Credo che abbia intenzione di fare un discorso di natura politica, quindi sui problemi che si incontrano quando il codice non prevede dei rimedi ove vi siano dei giudici che hanno già espresso un orientamento di tipo politico e di contrasto nei confronti di colui che vanno a giudicare". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, a Mattino 5 sottolinea la strana tempistica: "È un attacco politico a orologeria e il premier risponde con il calore e l’umanità che gli sono proprì". E la linea tenuta dal capo del Pd Franceschini? "E' un vecchio giustizialista come Di Pietro" sentenzia Bonaiuti.

Casini e il lodo "Il premier non inchiodi la politica italiana sui suoi problemi giudiziari". L’invito è del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. L'ex presidente della Camera sottolinea che Berlusconi non deve impegnare "tutto il tempo della sua legislatura per parlare dei suoi problemi giudiziari. L’abbiamo messo tranquillo, stia tranquillo. Approdi in giudizio, se vuole rinunciare al lodo Alfano, oppure lo utilizzi, ma evitando di trasferire sulle istituzioni sempre e solo i suoi problemi personali. Abbiamo votato il lodo Alfano perché non inchiodasse la politica italiana sui suoi problemi personali. Lo abbiamo messo tranquillo - ribadisce - adesso metta lui tranquilli gli italiani e non parli solo dei suoi problemi giudiziari e su i suoi problemi personali".