Berlusconi a L'Aquila: "Nessuna casa integra" Il piano di ricostruzione

L’abbraccio del premier ai superstiti: "L’Italia è con voi, nessuno sarà lasciato
solo&quot;. Ecco il piano ricostruzione: <strong><a href="/a.pic1?ID=342494">100 progetti in 100 province</a></strong>. Chiese, altari e torri: <strong><a href="/a.pic1?ID=342517">la fotografia dell'arte deturpata</a></strong>

L'Aquila - «Voglio vedere con i miei occhi». Silvio Berlusconi sale sul primo dei due mini-pulmini messi a disposizione dalle Fiamme gialle. E si siede alle spalle dell’autista. Così, dopo l’incontro con i giornalisti, nel primo pomeriggio il corteo lascia la frazione Coppito. Pochi minuti di viaggio e il Cavaliere si presenta, a piedi, sotto i portici del centro storico dell’Aquila. Si parte da via XX settembre, si arriva ai Quattro cantoni, passando per piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele.

Fa pochi passi e indossa il casco dei Vigili del fuoco. Mentre lì attorno si scava ancora per estrarre gli ultimi corpi, sepolti sotto le macerie, vicino alla Casa dello studente. È davvero una «città fantasma» quella che il premier attraversa piano piano. Tra le urla di chi avverte di continuo: «Attenti al cornicione», «rimanete al centro della strada», «mettetevi in fila indiana». Ma tant’è. «È molto peggio di quanto si pensasse», dice a bassa voce. Perché l’idea del Cavaliere, partorita durante il sorvolo della zona in elicottero, non era del tutto corretta. «Avevo visto i paesi e mi ero detto: “Sono le vecchie case”. Ma qui invece la cosa è generale e non ce n’è una integra».

La «ferita», dunque, «è profonda». E il Cavaliere si fa convinto che è andato al vento il «frutto di intere generazioni». Già, «peggio del Molise», sussurra. E non a caso pronostica: «Siamo dinanzi a «un lavoro immane, titanico». Tanto che sui tempi non osa sbilanciarsi: «Nessuno può avanzare ipotesi». Il tour prosegue, tra silenzi e polveroni improvvisi, tirati su dai mezzi di soccorso che spuntano da tutte le parti. I giornalisti, pochi per la verità, solo un «pool» per evitare pericolose ammucchiate, gli vanno intorno, con microfoni, telecamere. Rischiando grosso, in caso di nuove scosse. E Berlusconi alza la voce: «Via, ragazzi, spostatevi di lì».

Si cammina lontano dai muri, o perlomeno si tenta di farlo. E Sergio Basti, direttore centrale per l’emergenza dei Vigili del fuoco, confabula fitto fitto con il premier, che gli chiede dettagli sulle crepe, lumi sulle «X» che, secondo gli esperti, indicano le lesioni più gravi ai palazzi. «In alcuni casi bisognerà abbattere e ricostruire», sottolinea il capo del governo, che traccia una linea di continuità con il passato, per progetti che tengano conto di «architettura, forma e progetti originari».

Si arriva nel cuore della città, di fronte al Duomo. «Sono stato qui per le elezioni... », ricorda sconsolato, seguito a vista dal portavoce Bonaiuti, dal governatore Chiodi, dal Guardasigilli Alfano. «Dobbiamo però reagire a questa immane tragedia», è il messaggio positivo che pronuncia un po’ a fatica. E a un’anziana sopravvissuta aggiunge: «Tutta l’Italia è con voi. Nessuno sarà lasciato solo».

I pulmini della Guardia di finanza sono parcheggiati in fondo alla strada principale. Ma c’è ancora tempo. E il Cavaliere si sofferma dinanzi a ogni viuzza, a ogni vicolo. Si ferma alcuni secondo all’imbocco di via Sallustio. E poggia la mano destra sulla nuca, come a dire: non voglio crederci.

Sono le quattro passate. Prima però dei saluti finali, l’ultima raccomandazione a tecnici e dirigenti: «Bisogna dire ai volontari, ai ragazzi che non sono pratici come voi, di stare attenti ed evitare di stare in mezzo alla strada, perché se arriva un’altra scossa viene giù tutto». Tra l’altro, «ci dicono che ne verranno ancora». Berlusconi va via, ma tornerà forse domani, per i funerali di Stato. E forse di nuovo domenica, per la messa di Pasqua.