Berlusconi a Onna: "Festa di unità nazionale"

Il premier in Abruzzo per celebrare la Liberazione: "Sia finalmente il
giorno di tutti gli italiani che amano la libertà". Il nuovo corso
contagia la destra, da Alemanno ai ministri La Russa e Ronchi

nostro inviato a S. Margherita di Pula (Cagliari)

La «festa di tutti», un «momento di unione», un’occasione per un «passo ulteriore verso la coesione del Paese» che non è ancora del tutto compiuta. Ieri Silvio Berlusconi questi concetti li ha ripetuti più d’una volta in privato, guardando e aggiustando durante i suoi spostamenti tra Roma e la Sardegna il discorso che terrà oggi a Onna per celebrare il 25 aprile. E ancora a tarda sera, lasciando la cena organizzata dalle associazioni degli industriali dei Paesi del G8, è pronto a ributtarsi nelle ultime limature. Così, intercettato mentre sale in macchina per lasciare il resort Fortevillage, il premier non nasconde di sperare che «la festa della Liberazione sia finalmente considerata la festa di tutti gli italiani che amano la libertà». Insomma, «punto a che diventi un momento di unità nazionale».
Così, anche il fatto che nel piccolo paese devastato dal terremoto oggi si incrocino il leader del Pdl e il leader del Pd Dario Franceschini può diventare un’occasione per dare il là ad un clima nuovo. Tanto che il Cavaliere non chiude affatto la porta quando gli si chiede se dal 25 aprile di Onna possa partire «un discorso nuovo». «Chi lo può sapere, forse sì», dice rientrando in macchina.
Un Berlusconi, dunque, convinto che la crisi economica prima e l’emergenza in Abruzzo poi abbiano dato il via a un momento di unità nazionale che non può essere lasciato cadere. Per questo oggi sarà prima alla tradizionale cerimonia all’Altare della Patria insieme alle alte cariche dello Stato e poi volerà a Onna, il paese più colpito dal terremoto del 6 aprile, ma anche il luogo dove l’11 giugno 1944 le truppe naziste giustiziarono ben 17 civili. Il giusto punto d’incontro, insomma, tra passato e presente. Nella prospettiva, spiega in mattinata ai suoi collaboratori riguardando il discorso, di far diventare il 25 aprile «un momento di unione senza innescarci sopra polemiche politiche». E non è un caso che anche a sera, lasciando la cena del G8, Berlusconi non faccia alcun accenno alle parole di Massimo D’Alema che aveva detto di avere «molti dubbi sul fatto che il premier sia coerente con i valori del 25 aprile». D’altra parte, scriveva in una nota il Cavaliere in occasione della festa di Liberazione dello scorso anno, il 25 aprile deve avere «un senso italiano popolare e nazionale», «un senso di libertà e di pace» ed essere «un alto simbolo di libertà». E già allora giudicava mature «le condizioni storiche e politiche per un salto di qualità verso la definitiva pacificazione nazionale».
Una festa di Liberazione, quella di oggi, che potrebbe essere diversa non solo per la prima partecipazione di Berlusconi in via ufficiale, ma anche per la scelta di tutti o quasi gli ex colonnelli di An di scendere in piazza per celebrare la fine del nazifascismo. Il primo effetto tangibile, forse, della nascita del Pdl e della confluenza di Forza Italia e Alleanza nazionale in unico soggetto politico. Destinato, peraltro, non solo a far parte del Ppe, ma ad esserne con ogni probabilità l’azionista di maggioranza in quanto a numero di europarlamentari. E il Congresso del Partito popolare europeo in programma a Varsavia la prossima settimana è ormai alle porte.
Così vedremo il sindaco di Roma Gianni Alemanno all’Altare della Patria accanto a Giorgio Napolitano per depositare una corona di fiori. Poi, via a Porta San Paolo per il corteo organizzato dall’Associazione nazionale partigiani, prima di finire il tour a Forte Bravetta dove tra il ’43 e il ’44 furono fucilati 77 patrioti. La parola d’ordine, insomma, è «festa condivisa». Perché «i combattenti per la Liberazione furono di sinistra, comunisti, ma anche di destra, di centro, liberali e monarchici». Sulla stessa linea il ministro della Difesa Ignazio La Russa, anche lui all’Altare della Patria e poi a Cassino, dove «dopo la Seconda guerra mondiale l’Italia ha saputo risorgere su quei valori di democrazia in cui tutti ci riconosciamo». Tutti. Anche se, puntualizza il presidente del Senato Renato Schifani, «il 25 aprile non è sempre stato di tutti». An, dunque, sarà presente per la prima volta in massa alle celebrazione. Purché, dice l’aennino Roberto Menia, «non si celebri la vittoria degli uni sugli altri» e, aggiunge il ministro Andrea Ronchi, «si abbatta il politicamente corretto». Il segno lo coglie Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni: «Con la saldatura del Pdl sta crollando un mito. Sappiamo che c’è sempre qualche nostalgico, ma penso che ora si possa festeggiare tutti insieme».