Berlusconi: «Storace ha sbagliato, capita»

da Roma

«Non voglio la guerra totale. Non sono pentito di questo polverone, ho soltanto espresso un’idea, come prevede la costituzione». Non intende ritrattare di una virgola le sue accuse al presidente Napolitano e ai senatori a vita, il senatore de «la Destra» Francesco Storace. Anzi, ha deciso di prendere carta e penna e scrivere al capo dello Stato, non per chiedere scusa, ma per esporre il caso di un italiano affetto da una grave malattia e che vive con soli 23 euro al giorno. «La parola indignazione - ribadisce Storace - è più appropriata a situazione del genere». Ieri al suo rientro dalla Russia, anche Silvio Berlusconi («errare humanun est») lo invita a riconoscere il suo errore «come ha avuto il coraggio di fare altre volte per togliere alla sinistra il pretesto e un’arma per continuare ad attaccarlo».
Altri esponenti della Cdl hanno preso le distanze da Storace, come Fabrizio Cicchitto e Francesco Giro, che sottolineano però: «Il problema dei senatori a vita c’è e resta intatto». Storace si prende anche una querela da Domenico La Cavera, presidente onorario della Confindustria Sicilia per aver violato l’art.278 che si richiama al prestigio del Presidente della Repubblica. Scendono in campo anche i senatori a vita e Giulio Andreotti ricorda come «i senatori a vita sono la storia del paese e dal 1948 al 1953 in aula furono oltre 100 e nessuno ha mai obiettato». Ma per la verità non si trattò di senatori a vita ma di diritto per una sola legislatura. Rilancia anche Emilio Colombo che ricorda a Storace di essere stato eletto «da una legge porcata»: «Più onorevole essere nominati da un presidente della Repubblica dopo 60 anni di vita politica che da un segretario di partito chiuso in una stanza che decide chi deve essere votato».