Berlusconi: sventato un «golpe» sulla Rai

Curzi, consigliere anziano: «Il nuovo dg? La candidatura di Meocci è definitivamente tramontata»

Fabrizio de Feo

da Roma

«Le trattative ripartiranno, appena la tempesta sarà passata, perché sulla Rai è stata «sventata» una manovra degli alleati. A sostenerlo sarebbe stato Silvio Berlusconi in uno degli incontri che ha avuto nel pomeriggio a Palazzo Grazioli con alcuni parlamentari del centrodestra. Quale manovra? Secondo il premier «alcuni alleati» (presumibilmente l’Udc) avrebbero provato a rendere Marco Staderini l’ago della bilancia, ovvero l’uomo capace di fare la differenza nel cda della Rai, alleandosi a seconda dei casi, ora con i quattro rappresentati del centrosinistra, ora con i quattro esponenti del centrodestra. Così, secondo i parlamentari che riferiscono del colloquio, la proposta di Monorchio aveva l’obiettivo di sventare questa manovra. Ma il voto congiunto di opposizione e e spezzoni della maggioranza ha reso vano anche la carta Monorchio. Così l’ex Ragioniere generale dello Stato, candidato dal ministero dell’Economia alla presidenza della Rai - e bocciato martedì dal voto della commissione di Vigilanza - ha deciso di rinunciare all’incarico «declinando con fermezza qualsiasi tipo di ulteriore disponibilità per incarichi Rai». Monorchio precisa in una nota di non sentirsi «offeso» e di aver agito «in buona fede e all’esclusivo servizio della Repubblica. Monorchio credeva «che esistesse anche il consenso dell’opposizione. Non posso dire di sentirmi offeso dalla vicenda ma devo notare che la complicatezza e i riti della politica a volte possono generare negli addetti ai lavori e nella pubblica opinione spiacevoli rappresentazioni».
A questo punto, affinché venga perfezionata la nomina di un nuovo presidente Rai, si dovrà attendere almeno il 14 giugno, come conferma Mario Landolfi. «Bisognerà aspettare la ripresa dei lavori parlamentari, dopo la pausa referendaria per procedere a una nuova indicazione» spiega il ministro delle Comunicazioni. «Farò tutto il possibile affinché si trovi un accordo nei tempi più rapidi possibili». Il quadro, pertanto, resta confuso. La sortita del centrodestra, però, un primo risultato sembra averlo raggiunto. L’Unione, infatti, medita ora di tornare a puntare, con forza e attraverso una investitura chiara, sulla candidatura di Claudio Petruccioli. Un segnale chiaro in questo senso arriva dal diessino Luciano Violante, dal consigliere Rai Carlo Rognoni, così come dal «margheritino» Paolo Gentiloni. La partita interna al centrosinistra, però, resta ancora tutta da giocare. E nei prossimi giorni è da mettere in conto una resa dei conti interna all’Unione.
In attesa che venga designato un nuovo presidente, la Rai resta sotto il controllo della «strana coppia» Sandro Curzi-Flavio Cattaneo. Il primo, come consigliere anziano, riveste l’incarico di presidente «facente funzioni», il secondo resta direttore generale in carica finché non sarà designato un successore. Proprio l’inventore di «TeleKabul» è intervenuto ieri con nettezza sulla questione del dg. «Credo che la candidatura di Alfredo Meocci sia un caso chiuso. Anzi stupisce che nessuno sottolinei che la partita sta nel trovare l’equilibrio nella nomina tra presidente e direttore generale». Qualche perplessità da parte di Curzi anche sul ritorno in pista di Petruccioli: «Ieri mattina ero convinto che Petruccioli sarebbe stato presidente - conclude Curzi - oggi non credo più a niente».
Il governo, comunque, sta anche analizzando una soluzione di riserva, una via d’uscita da percorrere qualora la trattativa si areni. Se non si troverà un accordo il Tesoro potrebbe proporre il nome di Francesco Alberoni. Il «no» dell’Unione, a quel punto, sarebbe scontato. Ma il sociologo resterebbe, comunque, nel cda. Essendo nato il 31 dicembre del 1929 scalzerebbe Sandro Curzi (nato nel marzo del 1930) dalla posizione di consigliere anziano e otterrebbe l’incarico di presidente «facente funzioni». Una «promozione anagrafica» vista come una extrema ratio, come un’arma da utilizzare soltanto nel caso in cui lo scontro degenerasse.