Berlusconi tratta con Bossi Ma per salvare Cosentino la Lega vuole le urne subito

Primo sì all'arresto del deputato, <a href="/interni/primo_si_allarresto_cosentino_anche_lega_vota_manette/11-01-2012/articolo-id=566301-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>anche la Lega vota per le manette</strong></a>. Il Cavaliere in pressing sul Carroccio. E avverte l’esecutivo: "Il voto negativo non sarà indolore"

Da una parte un Pdl che oscilla tra il sostegno «responsabile» al governo e la voglia di far saltare il banco, dall’altra una Lega che vorrebbe tornare alle urne già oggi. E in mezzo Nicola Cosentino e il voto della Camera che domani deciderà se autorizzare l’arresto di quello che la procura di Napoli considera il «referente politico» dei Casalesi. Con il Carroccio che ieri ha detto un primo sì alle manette durante il voto nella giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio.

Una partita tutta politica quella della Lega, come ha spiegato senza troppi giri di parole Bossi a Berlusconi. Lunedì, infatti, i due si sono incontrati nella villetta milanese dell’ex premier in via Rovani. E il Senatùr è stato piuttosto esplicito: «Su Cosentino non possiamo fare passi indietro. Soprattutto se il Pdl si ostina a sostenere il governo Monti». Che tradotto significa che la Lega vorrebbe le elezioni al più presto, se possibile già a marzo. Nella convinzione - probabilmente suffragata da sondaggi ad hoc - che con il passare dei mesi il governo Monti sia destinato a rafforzarsi (con il rischio che suoi esponenti decidano poi di scendere in campo nel 2013) e il timore che la linea cosiddetta «di lotta» paghi nel breve periodo ma possa essere disastrosa a lungo termine.

Insomma, Bossi vorrebbe che il Cavaliere staccasse la spina all’esecutivo. Oltre a giocare una partita tutta interna al Carroccio, visto che il caso Cosentino è diventato anche il terreno di un vero e proprio braccio di ferro tra il Senatùr e Maroni (che controlla di fatto quasi tutto il gruppo parlamentare alla Camera). D’altra parte, l’ex ministro dell’Interno qualche giorno fa non ha esitato ad annunciare a Bossi la sua intenzione di tenersi «le mani libere» e nel caso mettersi alla guida di una sorta di opposizione interna per iniziare la conta nel partito tra «maroniani» e «cerchio magico».

Berlusconi, dunque, è ben consapevole che la partita è delicata e che potrebbe essere perfino decisiva. Fra qualche mese si vota infatti per le amministrative e se davvero saltasse l’accordo con la Lega il Pdl rischierebbe di perdere una quindicina di comuni di medie dimensioni che oggi governa con il Carroccio. Senza considerare che l’arresto di Cosentino potrebbe avere effetti devastanti all’interno di via dell’Umiltà, a partire dalla tenuta della giunta della regione Campania guidata da Stefano Caldoro.

È per tutte queste ragioni che il Cavaliere è in forte pressing sulla Lega (sia su Bossi che su Maroni) e che il Pdl ha chiamato in causa persino il governo. Eloquente il messaggio di Cicchitto. «Se qualcuno pensa che operazioni di questo tipo non peggiorino il quadro e i rapporti politici - dice il capogruppo del Pdl alla Camera - sbaglia in modo profondo». Chiosa il suo vice Napoli: «Da parte nostra è impensabile assistere inermi a una deriva giustizialista alla quale da sempre diciamo no». I segnali di fumo, dunque, sono chiari. Se il Pd e il Terzo polo pensano di spaccare l’asse tra Pdl e Lega usando Cosentino è chiaro che ci saranno delle conseguenze. Che potrebbero coinvolgere il governo se il ministro della Giustizia Severino arriva ad auspicare che il voto di giovedì «non intacchi il clima di collaborazione che c’è in Parlamento».

Su Cosentino, dunque, si gioca una partita che potrebbe toccare anche l’esecutivo. Tanto che ieri sera, durante un vertice a Palazzo Grazioli, il Cavaliere ha detto che «un eventuale voto negativo non sarà indolore». E in questo quadro riprende quota chi nel Pdl chiede di «staccare la spina» a Monti. Il punto è il quando e il come. Anche se forse già sulle liberalizzazioni potrebbero arrivare scintille. «Sono il banco di prova per il governo», spiega la Santanchè. «Se pensano di cavarsela con categorie marginali come tassisti e farmacisti sbagliano. Dimostrino di non essere l’esecutivo dei poteri forti e di pensare all’interesse degli italiani e inizino dalla privatizzazioni delle municipalizzate, dell’energia, dei trasporti. E facciano moral suasion sulle banche perché diano liquidità al sistema con i 170 miliardi avuti dalla Bce». Potrebbe essere questo, dunque, il primo terreno di scontro.