Bertinotti: "Due inchieste sui brogli alle elezioni"

Il presidente della Camera: "La vicenda australiana è sconcertante, giusto che indaghi la magistratura ma anche il governo deve riferire a Montecitorio". La Procura di Roma ha già aperto un fascicolo. Previste rogatorie in quasi tutte le sedi di elezione estere

Roma - Per il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, il video dei presunti brogli in Australia rappresenta «una vicenda sconcertante». Mentre la Procura di Roma ieri pomeriggio ha acquisito il filmato su input del pm Salvatore Vitello, titolare di un fascicolo sui presenti brogli nelle circoscrizioni estere. Fascicolo aperto dopo una denuncia presentata dopo le elezioni politiche del 2006 dagli europarlamentari di Forza Italia, Antonio Tajani, Alfredo Antoniozzi, Stefano Zappalà e dall’allora ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia (An). La Procura inoltre ha chiesto con una rogatoria al ministero della Giustizia, di acquisire informazioni testimoniali dal giornalista Paolo Rajo, autore del video poi pubblicato su Repubblica.it. Oltre a quella in Australia, sono state previste iniziative analoghe in quasi tutti i Paesi in cui si sono effettuate le operazioni elettorali. Secondo quanto accertato finora dai magistrati, le votazioni sarebbero state affette da una mancanza «strutturale» di segretezza, in particolare in relazione alle operazioni di scrutinio.
Una decisione che per l’azzurro Fontana non esonera «la Camera e la Giunta dal fare definitiva chiarezza su chi ha vinto le elezioni». Proprio rispondendo in Aula al presidente dei deputati di Fi, Elio Vito, che chiedeva un’informativa del governo su quanto emerge dalle immagini, Bertinotti aveva puntualizzato: «Sulla questione ci sono posizioni diverse. Per questo bisogna verificarne la natura e il percorso più proprio è una indagine della magistratura. Penso tuttavia che sia ragionevole per parte mia concorrere a una sollecitazione del governo affinché, rispettando l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, raccolga informazioni da trasmettere poi alla Camera».
La difesa della maggioranza giunge da Gianclaudio Bressa, vicecapogruppo dell’Ulivo alla Camera. Prima attaccando «la sicumera di Elio Vito che parla di comprovata manomissione delle schede elettorali individuabili nel video». Poi sostenendo che «la magistratura ha già riscontrato gravi incongruenze sulle presunte irregolarità del voto estero. Ben venga dunque il chiarimento della vicenda da parte governo. Più che mai sarà utile capire chi sia all’origine di episodi così vergognosi».
La capogruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro invece «chiede formalmente un dibattito pubblico su questa mistificazione» mentre deve incassare il plauso a Bertinotti del presidente dei deputati di An, Ignazio La Russa. Intanto il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, aveva scelto di leggere il fatto in chiave ironica: «L’Udeur è l’unico partito ad essere rimasto fottuto dagli eventuali brogli degli italiani all’estero» per poi ricordare il lamento bipartisan del Parlamento: «La Cdl ha gridato allo scandalo. Poi si è alzato anche l’Ulivo e ha gridato allo scandalo. Pure Di Pietro si è lamentato, che ha avuto un eletto nella circoscrizione estero. Solo noi siamo rimasti fregati e siamo stati zitti».
Ora però, alla luce delle decisioni della procura di Roma, assumono un peso diverso le affermazioni di Nicodemo Filippelli, reponsabile Udeur per l’estero che giusto l’altro ieri dalle pagine del Corriere ammetteva di «essere a conoscenza dei contenuti del video» e di aver taciuto perché «non avevamo la certezza che dimostrasse brogli e che i risultati cambiassero davvero». Ma anche perché in un momento in cui «Berlusconi chiedeva tutti i giorni di annullare il voto» sarebbe sembrato inopportuno «aggiungere altra carne al fuoco». E ricorda: «Si parlava di schede mai arrivate o arrivate due volte. Insomma di tutto un po’».