Bianchi, il rettore che su Tav e Ponte vede solo rosso

Il titolare dei Trasporti contrario alle grandi opere: «Bloccheremo i lavori sullo Stretto. È l’idea più inutile e dannosa del secolo»

Felice Manti

da Milano

«Il Ponte sullo Stretto di Messina non bisogna farlo, è un’opera inutile e dannosa che si è pensata negli ultimi 100 anni». È un inizio col botto quello del neoministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, outsider dell’ultimissima ora del secondo governo Prodi in quota Comunisti italiani. «Io ministro? Non ci pensavo proprio e quando mi è stato comunicato quasi non ci credevo neppure io». L’incarico lo affascina: «I trasporti sono una materia per me molto familiare, in quanto urbanista. Certo, non mi è familiare la conduzione di un ministero, ma vengo dal mondo della scuola: mi metterò a studiare e imparerò», assicura.
La lezioncina sul Ponte sullo Stretto, però, è di quelle che non si dimenticano. «La ritengo un’opera inutile e dannosa, il programma dell’Ulivo non la indica, per altro, tra le priorità». Interpellato sulla Tav in val di Susa, altra grande assente del programma dell’Unione, Bianchi ha invece tradito un po’ di prudenza: «È un’opera che merita di essere esaminata con la dovuta attenzione». Una correzione in corsa è arrivata dal neoministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che ha annunciato come «tutte le decisioni in materia saranno prese collegialmente».
Nato a Roma nel 1945 e rettore dell’università di Reggio Calabria da 7 anni, studioso di pianificazione urbana e territoriale, Bianchi è da sempre un nemico giurato del Ponte, bocciato sin dagli anni ’80 nel libro L’attraversamento dello Stretto. Il suo obiettivo, annunciato nell’ultima campagna elettorale, quando la sua elezione al Senato in Calabria nel listone con verdi e Consumatori sfumò per meno di duemila voti, è quello di modificare la ragione sociale della società Ponte sullo Stretto, trasformandola in una specie di Fondazione dedita allo studio di progetti e interventi relativi all’area dello Stretto, eliminando completamente ogni riferimento alla realizzazione del Ponte.
Ma tra i nemici giurati di Bianchi c’è anche la riforma dell’Università scritta da Letizia Moratti. Meno di un anno fa, prima di consegnare la laurea honoris causa in architettura a Umberto Eco definiva «inquietante» lo scenario post riforma: «L’Università è alle prese con gli effetti di una politica che la sta smontando poco alla volta per ricondurla sotto il suo controllo». La battaglia contro il governo Berlusconi si è anche arricchita di nuove polemiche dopo la decisione dell’allora premier Berlusconi di riconoscere ufficialmente l’università di Villa San Giovanni, a soli 15 chilometri da Reggio Calabria, contro la quale Bianchi ha annunciato ricorso. «Berlusconi - aveva detto Bianchi - non sa di che cosa parla quando discute di università». Non proprio idilliaci neanche i rapporti con il sindaco della città dello Stretto, Giuseppe Scopelliti (An), che solo un mese fa aveva chiesto di «cacciare Bianchi dalla città, dove ha fatto solamente danni».
La scelta di Bianchi e la sua posizione no Ponte ha ovviamente scatenato reazioni diverse. «La Calabria torna ad avere un proprio ministro, seppure d’adozione», ha detto il governatore calabrese Loiero. Anche il segretario del Pdci Oliviero Diliberto ha difeso il «suo» ministro. «Si è attenuto al programma, il Ponte non serve», mentre giudizi severi sono arrivati dal centrodestra. Azione universitaria ha annunciato un dossier contro Bianchi, definito «uno dei peggiori rettori d’Italia che per farsi pubblicità ha usato più volte mezzi e risorse dell’Università». Per il segretario della Dc Rotondi, quella di Bianchi è stata una gaffe, un’affermazione imprudente e irrealistica. Deluso anche il «collega» Pietro Lunardi, ministro dei Trasporti uscente: «La Tav e il Ponte hanno avuto il sì dell’Europa, che le giudica opere epocali. Mi meraviglio che si facciano dichiarazioni fuori dal tempo».