In bici e di corsa fino in vetta poi scia ai limiti della leggenda

Storica impresa dell’alpinista Andrea Daprai che sale sulla Presanella, 2300 metri di montagna «impossibile»

Rolly Marchi

da Vermiglio (Trento)

Gli stupori nel mondo sono variegati e infiniti e il mio ultimo si è avverato oggi (ieri n.d.r.) come una sorta di dono divino. Anche perché per goderlo e applaudirlo nel suo epilogo ho dovuto tenere a lungo lo sguardo agganciato al cielo. Questo dono, e relativa gioia, mi è stato fatto da un giovane mio conterraneo, coraggioso sciatore e audace alpinista, Andrea Daprai, statura 1.81, peso 70 chilogrammi trentunenne di Cles capitale delle famose Melinda.
Sorpresa? Sì certo, ma anche trepidazione fino all'applauso e all'abbraccio finali. Quanto è accaduto, di straordinario, è questo. Andrea si è lanciato in bicicletta a mezzanotte dal vecchio porto di Riva del Garda a quota 60 metri s.lm ed ha pedalato solitario, per altro seguito da alcune automobili verso Rovereto, Trento Mezzolombardo, Cles, Malè la Val di Sole fino a Vermiglio ed i successivi Masi di Stavel a quota 1273. Lì giunto ha solo calzato scarpe adatte indossando anche una guaina da skyrunner e ha continuato correndo fino ai 2300 metri del rifugio Denza e via via fino al ghiacciaio sotto il verticale canalone che si esaurisce sulla vetta della Presanella, la montagna più elevata del Trentino a metri 3558. Tempo impiegato senza soste 7 ore 50 minuti e 44 secondi! La performance ha dell'incredibile tanto più - e anche questo va detto - che i pochi amici sulla vetta ovviamente giunti da «altre vie» lo hanno visto esultare disinvolto come un calciatore che alza le braccia al cielo dopo aver segnato un gol e sorridere senza sofferenze di sorta.
Ma non è finita. Dopo una quindicina di minuti di legittimo rilassamento e relativo cambio di indumenti calzando i dovuti scarponi, l'amico Davide Simoncelli, conterraneo e campione di slalom gigante in Coppa del Mondo, gli ha allacciato i suoi sci Salomon per consentirgli una perfetta discesa lungo il baratro ghiacciato salito prima. Rientrato al rifugio Denza il fantastico Andrea è stato abbracciato affettuosamente dalla madre finalmente sorridente dopo un lunga legittima apprensione, dalla sorella Barbara ottima ex topolina dello sci, e da una ventina di amici tra i quali Massimiliano Gasperetti, recente salitore del Broad Peak 8047 metri e Mauro Mendini direttore sportivo dell'U.C Val di Non suo prezioso consigliere nella preparazione e durante tutta la pedalata nella notte. Sono grato ad Andrea per un’altra ragione, questa: alla mia età pensavo di non avere più nulla da inventare invece, sempre affezionato al mio Trentino, mentre Andrea percorreva le ultime decine di metri verso la vetta ho pensato che il suo exploit potrebbe divenire una sfida a livello mondiale. Cinquanta «ciclisti» allineati sulla sponda del Lago di Garda e poi, come mi disse una volta tanti anni fa il Maestro Dino Buzzati che sentiva nel cuore e nell'aria l'accendersi di sempre più veloci frenesie verso le pareti e le vette, «pronti... via!». E in questo caso avrebbe aggiunto «al primo sulla Presanella una Audi cabriolet».