Bimba morta in auto, il paese difende la madre

da Merate

Il marito era malato. Era stato operato alla testa qualche mese fa. Basta questo a staccare il cervello di una mamma da una bambina dimenticata in un posteggio e a fissarlo sul pensiero della sofferenza, degli ospedali e del dolore? Lo credono i carabinieri, ne è certo il parroco di Robbiate don Paolo Bizzarri. Sono pronti a giurarlo i colleghi di Simona Verzelletti. Lo stress di questi mesi è stata la mano che ha spento l’interruttore nel cervello dell’insegnante che vive a Robbiate e insegna biologia al liceo scientifico di Merate.
Rimosso il pensiero di aver lasciato la figlia di due anni in auto, anziché portarla dalla baby sitter, la professoressa Verzelletti è ritornata alla realtà solo quando era troppo tardi. Non c’è altra spiegazione. Perché la famiglia di Simona e Sergio Campana è di quelle di cui parlano tutti bene, a cominciare dal parroco che ieri ha chiesto a tutti «di starle molti vicini come al marito e agli altri due figlioletti. Un dramma enorme e solo la fede può aiutare ad affrontarlo, aggrappandosi a una roccia qual è il Signore. Il rimorso è qualcosa di devastante per questa donna e la sua famiglia». Insegnante di biologia lei, astrofisico all’Osservatorio di Merate lui, catechista lei, impegnati in parrocchia entrambi. Lei aveva appena letto in chiesa durante la messa di domenica per la prima comunione del figlio Pietro, 9 anni. Tutti a parlare di brave persone che vivevano per la famiglia e per i tre figli, Maria, Pietro e Marta di 5. Una vita organizzata, con una baby sitter fidata, che aveva già curato i primi due. Tutti, in questa storia, escono a pezzi. I genitori della bambina, morta per arresto cardiaco, stremata forse dal caldo, dalla sete e dalla mancanza d’aria nell’abitacolo. E la donna che doveva curarla, se la mamma si fosse ricordata di portargliela. Nessuno di loro ieri riusciva parlare. Ma il resto del paese, le insegnanti e i dirigenti del liceo si sono schierati dalla parte dei Campana. Anche il sindaco, Alessandro Salvioni, non ha dubbi: «Sergio è uno scienziato molto apprezzato. Avevamo deciso di candidarlo nella nostra squadra, lo volevamo con noi nella nostra lista civica. Purtroppo si è ammalato, hanno dovuto operarlo e ha dovuto rinunciare».
La mamma è indagata per omicidio colposo. I carabinieri stanno cercando di ricostruire le cinque ore in cui la piccola è rimasta in auto. Di sicuro alle colleghe e agli studenti, la professoressa non è sembrata una donna in stato confusionario, proprio lei sempre molto attenta, precisa, parlava spesso del marito, della sua malattia e dei suoi figli. Ma venerdì mattina qualcosa non ha funzionato.