Bindi e Di Pietro, Berlusconi show agli studenti

Il premier visita Ecampus e scherza con alcune ragazze: "Voi belle e con il cervello, non come la Bindi". Lei replica: "Tristi segnali di fine impero". Poi l'attacco all'ex pm: "Nessuno al suo paese lo festeggiava dopo gli esami". Il leader Idv lo querela: "Venga in tribunale"

Novedrate (Como) - Bastano due battute, due delle sue. Una su Rosy Bindi, l’altra su Tonino Di Pietro. Nemmeno cose di prima mano, ma riportate a spanne alle agenzie da gente che passa di là. Eppure va a finire che uno show, un Berlusconi show, andato in scena in Brianza, rimbalzando nella Capitale assuma i contorni e i toni del dramma. Quello sì, ufficiale. Copione già visto, del resto. Con seguito di vesti stracciate dell’opposizione in toto, indignazione grondante dell’immancabile onorevole Donadi (Idv) e minacce di querela da parte del suo capo partito.

E dire che era cominciata come la piccola cronaca di una prima mattina d’estate a Novedrate, 2.889 anime brianzole abituate a un quotidiano e placido tran tran. «Devo indossare una camicia bianca?», si tormenta il vigile urbano chiedendo lumi alla più giovane collega. Lei nutre invece una certezza: «Appena ho un minuto vado a mettermi altri pantaloni». Su di loro, infatti, sta per atterrare l’inatteso fattore «B». Nel senso di Berlusconi. E allora, già dalle nove, giù transenne e ambulanze, polizia e carabinieri, vigili del fuoco e, alla spicciolata, «autorità civili, militari e religiose». Poi mamme e bambini, anziani e curiosi, oltre al solito male informato in bicicletta. Che si ferma e domanda: «Ma cosa succede?».

Succede che a mezzogiorno, dopo ore di attesa, mentre i più piccoli, aggrappati alle cancellate dell’asilo, chiedono impazienti ai cronisti «Quandooo arrivaaa Silviooo?», insistendo sulle vocali come in una tiritera, l’elicottero del premier atterra nel centro sportivo. Viene per un incontro privato con docenti e studenti dell’Università telematica e-Campus, recente motivo d’orgoglio e fama per un paese noto in precedenza solo per i merletti e per essere finito in una canzone di Pino Daniele - ’O scarrafone - come luogo simbolo dell’emigrazione al Nord.

Visita privata, si diceva, decisa all’ultimo momento per la felicità di Francesco Polidori, presidente dell’ateneo, conosciuto da Berlusconi sedici anni fa, nel corso di una manifestazione. Un puro caso, racconta il premier. «Accanto a lui c’era un ragazzo che reggeva un cartello con scritto “Silvio salvaci tu”». E Silvio, come suo solito, si ferma. Una parola tira l’altra e così... è così che nasce un’amicizia. È visita privata, però, anche perché restano fuori giornalisti, cameramen e fotografi. Il presidente stesso riesce a trattenersi, frenando la sua passione per i bagni di folla. Fedele alla consegna, non concede nulla ai taccuini, né all’arrivo, né quando riparte.
La necessità aguzza però ingegno e spirito di iniziativa ai cronisti. Così, facendo un po’ la corte a chi esce dai cancelli, pezzo dopo pezzo si riesce a ricomporre l’intervento fatto là dentro dal premier. Che parte piano, sfiorando le cose della politica. Definisce «piccole incomprensioni» quei dissidi che a quanto invece si legge starebbero lacerando la maggioranza. Smentisce poi - è o non è ospite di un ateneo? - la ventilata eliminazione del valore legale dei titoli di laurea, affermando che nella riforma universitaria del governo non è previsto un simile provvedimento.

Infine, il suo copione preferito: via a ruota libera. Inizia parlando di sé, il Cavaliere. Si racconta quand’era studente e nel palazzo di viale Zara, a Milano, dove abitava, era per tutti «il genietto», per via dei 30 e lode che collezionava. Così, nei tre giorni che precedevano l’esame successivo, messi sull’avviso da mamma Rosa i coinquilini decretavano il coprifuoco. Silenzio assoluto per lasciar studiare «il Silvio». Poi, dopo l’ennesimo 30 e lode, erano vino, frittelle e schiamazzi. «Non capisco allora come mai, se Antonio Di Pietro prendeva tutti quei bei voti, nel suo paese nessuno ne sapeva mai niente? - si interroga il Cavaliere. - Lo dico perché mi spiace per lui». Finita lì? Nemmeno per sogno. «Mi accusano di essere sempre attorniato da ragazze bellissime e senza cervello. Ma quelle che vedo qui davanti - prosegue Berlusconi accennando a delle graziose studentesse sedute in platea - sono tutte laureate a pieni voti. L’unico torto che hanno è di non assomigliare a Rosy Bindi».
Sorride, la platea di Novedrate. Molto meno, a Roma, i chiamati in causa. «Mi limito con tristezza a prendere atto che tra i tanti segnali della fine dell’impero c’è anche questa ormai logora ripetitività delle sue volgarità», commenta la vicepresidente della Camera, che con Berlusconi ha una querelle che dura dal 2003. Mentre Di Pietro la butta sul “suo”. Sul giudiziario. «Anche per queste sue ultime affermazioni - minaccia - lo querelerò augurandomi che si decida ad affrontarmi a viso aperto in un’aula di Tribunale».