«Birilli, carambola o pool?» Milano col pallino del biliardo

Atmosfere fumose, occhiate torve, tintinnio del ghiaccio nei bicchieri di whisky e pistole appoggiate sui bordi del tavolo prima del colpo finale (sulla carta impossibile e puntualmente azzeccato dal Paul Newman di turno). È l’immagine del biliardo che ci hanno consegnato cinema e letteratura. Poi c’è il piccolo mondo antico della memoria, fatta di baretti stile provincia col tavolo nel retro, le interminabili partite e le prime scommesse da cento lire all’oratorio.
Luoghi condivisi più che comuni, comunque da sfatare e aggiornare, per un gioco che negli anni è tanto cambiato. Innanzitutto organizzandosi come «sport» a tutti gli effetti, ottenendo l’ingresso tra le discipline associate al Coni. Ma soprattutto con la forza di numeri che tolgono il biliardo dal limbo dei passatempi da bar, appunto, e lo posizionano tra le attività agonistiche o amatoriali capaci di attrarre un numero notevole di appassionati. Un’indagine, forse la prima di ampio respiro, è stata presentata ieri dalla Federazione nazionale di biliardo sportivo (Fibis) al grattacielo Pirelli. E non a caso, la Lombardia risulta la regione italiana con il maggior numero di tesserati (più di 6mila) e di circoli sportivi (220), meglio della patria storica delle «boccette», cioè l’Emilia Romagna. «Al nord però la stecca è la preferita - spiega il presidente del comitato provinciale Fibis, Ulisse Calzi -. Milano è il centro più importante del Paese, potendo vantare oltre 3mila praticanti tra tesserati agonistici e sostenitori. Una settantina, inoltre, sono gli impianti ufficiali in città e dintorni».
Dopotutto, a essere sorprendente è la consistenza del popolo italiano del tappeto. Il cosiddetto «parco consumatori», ossia coloro che a vario titolo manifestano interesse in questo gioco magari assistendo alle dirette televisive - spesso proposte ad orari proibitivi - raggiunge a livello nazionale circa 1,6 milioni di utenti. Un risultato che pone il biliardo nelle diverse declinazioni (cinque o nove birilli, carambola tre sponde, boccette e pool) addirittura molto in alto nei gusti del pubblico, sopra a discipline già molto diffuse come arti marziali, maratona e rugby. Altre sorprese vengono dall’identikit del giocatore-tipo: ma quali giovinastri perdigiorno o attempati pensionati, il fascino delle biglie avvicina anche giovani donne (14 per cento), e dirigenti d’impresa con istruzione e status medio-alti, attenti alle nuove tecnologie e ai motori.
Resta un rammarico. Mentre il movimento celebra il campione del mondo (Michelangelo Aniello da Avellino) ed europeo dei cinque birilli (Andrea Quarta da Lecce), manca nel 2008 di Milano un appuntamento di prestigio. Assicura l’assessore regionale allo Sport, Pier Gianni Prosperini: «Faremo il possibile, anzi di più. Intanto offriamo la nostra collaborazione per far entrare il biliardo nelle scuole, come attività ludico-didattica e di aggregazione sociale, a partire dalle elementari». Serve l’attrezzatura. Le 1.800 classi lombarde per ora hanno solo... il gesso.