Bolzano dopo 50 anni sceglie il centrodestra

Il partito di Fini al 20 per cento, Forza Italia raddoppia i consensi mentre la Svp paga il lungo abbraccio con il centrosinistra

Stefano Filippi

nostro inviato a Bolzano

Sette voti. Un nulla, un pugno di elettori, una manciata di schede leggerissime che si sono trasformate in un macigno al collo del centrosinistra e, di contro, nelle ali su cui si libra il centrodestra per cantare vittoria. Il successo di domenica scorsa a Catania è stato bissato ieri a Bolzano: dalle Piramidi all’Alpe la coalizione di governo (con un’assenza importante, l’Udc) riprende fiato, in due città simbolo ribalta il pronostico sfavorevole e si spoglia della sindrome della sconfitta. Affermazione netta al primo turno in Sicilia, colpo di reni al fotofinish nel ballottaggio altoatesino con contorno giallo: lo scrutinio di un seggio era stato inserito al contrario e in un primo momento sembrava in vantaggio il candidato del centrosinistra. Alla fine sono risultati 25.612 voti per Giovanni Salghetti Drioli (Margherita), che tentava la terza avventura da sindaco, e 25.619 per Giovanni Benussi, l’architetto ex parà che ha sorpreso tutti. Voti contestati, contati, ricontati e teutonicamente già assegnati: 50,01 contro 49,99. Viatico per la Casa delle libertà, purga per l’Unione.
GIUNTA DIFFICILE. Non sarà facile per Benussi fare il sindaco. Il sistema elettorale che vige in Sudtirolo non prevede il premio di maggioranza per il vincitore e il centrodestra si ritrova con un primo cittadino zoppo, 21 consiglieri su 50 e tutti di lingua italiana, mentre lo statuto dell’autonomia locale impone la presenza proporzionale (in maggioranza e in giunta) di rappresentanti di lingua tedesca. Se non si troverà l’appoggio, anche soltanto esterno, di almeno uno dei gruppi maggiori all’opposizione (Svp e Margherita), a ottobre Bolzano potrebbe tornare a votare. Dunque, le diplomazie dei partiti locali sono al lavoro. Benussi ha 30 giorni: la soluzione da lui auspicata è un accordo con il partito guidato da Elmar Pichler Rolle; più probabile una «rappresentanza etnica in giunta», per usare le parole del presidente della Provincia autonoma, Luis Durnwalder. Ma un «soccorso bianco» potrebbe arrivare anche dalla Margherita: dei suoi sei consiglieri, soltanto due sono prodiani sfegatati che impedirebbero qualsiasi tentativo di garantire il governo locale.
SUCCESSO STORICO. Ma le alchimie del sistema elettorale nulla tolgono alla vittoria che Micaela Biancofiore, spumeggiante coordinatrice provinciale di Forza Italia, definisce «storicissima». Dal dopoguerra, mai il capoluogo dell’Alto Adige aveva avuto un sindaco di centrodestra: ce l’ha dalle 17,05 di ieri, ora della proclamazione ufficiale degli eletti. Dopo i lunghi anni della Südtiroler Volkspartei era spuntato Salghetti, un amministratore che non ha mai infiammato i cuori, un ex dc approdato alla Margherita che aveva fatto il commissario e poi il sindaco per due mandati. Da tempo la Svp e la sinistra vanno a braccetto, ma il percorso ha danneggiato entrambe: il partito di Pichler e Durnwalder costretto a fare il semplice azionista di maggioranza, l’Ulivo beato nella sua botte di ferro.
IL CROLLO DELLA SVP. L’abbraccio sta risultando soffocante soprattutto per la Volkspartei, ormai stabilmente abbandonata da una fetta consistente dell’elettorato tedesco: dalle provinciali del 2003 alle Europee del 2004 alle comunali di domenica (-10%), il consenso della Svp è stato costantemente eroso mentre il gruppo etnico italiano si è consolidato attorno alla Cdl con An al 20 per cento, Forza Italia che raddoppia i voti e sfiora il 10, la destra di Unitalia che raggiunge il 4,7 e la civica di Benussi il 4,3. Lo stesso Durnwalder ha ammesso che molti tedeschi hanno votato Benussi perché in un dibattito tv ha parlato correntemente la loro lingua mentre Salghetti ha dovuto leggere un foglietto.
ERRORI E MERITI. «I bolzanini volevano cambiare - assicura Giorgio Holzmann, leader locale di An -, il centrosinistra ha sbagliato a voler mutare il nome a piazza della Vittoria, ha compiuto scelte discutibili sul traffico e paga le sciocchezze della Svp. Non si può proclamare il blocco dell’espansione urbana, cioè fermare la costruzione di nuove case e far lievitare i prezzi degli immobili già astronomici. E fatale è stata la lettera spedita da Pichler che definisce il centrodestra una coalizione di post-fascisti. Slogan senza senso». «Siamo stati capaci di cogliere l’ansia di rinnovamento dei cittadini - aggiunge la leader azzurra Micaela Biancofiore - abbiamo fatto una campagna elettorale entusiasmante, abbandonando i personalismi e lavorando per rafforzare la coalizione. Benussi era in testa già al primo turno, abbiamo fatto un capolavoro». Ne esce male l’Udc, schierata dall’altra parte, che porta a casa la miseria di un consigliere grazie ai resti, proprio come i fuoriusciti della nuova Dc.
CACCIA AL COLPEVOLE. Il centrodestra esulta per l’inversione di tendenza: da Bondi a Cicchitto, da Fini a Frattini, si parla di «risultato storico», di «nuova pagina per la Cdl», di «coesione che fa vincere». A sinistra invece la tensione cresce. Il coordinatore ds Vannino Chiti minimizza mentre i forum internettiani se la prendono con Rutelli: nella terra di speck e canederli, il suo «pane e cicoria» proprio non va giù.