Dalla bomba nera al missile di Ustica. Troppe "verità" costruite sul cartone

In Italia non si può ancora dire che la sentenza
su quel 2 agosto è un errore per non screditare
la magistratura. E il Dc9 dell’Itavia è esploso
per un ordigno piazzato dagli estremisti arabi<br />

Ha mille volte ragione l’editorialista di Liberazione quando scrive quel che tutti sanno, e cioè che la strage di Bologna non è stata compiuta dai terroristi neri e che tutti sanno che si tratta d’altro, probabilmente, se non certamente, di una esplosione di matrice araba forse volontaria o forse involontaria (tesi di Cossiga). Ma tutti sanno anche che questa buffonata viene tenuta in piedi per due motivi: il primo è che se si ammette che la strage di Bologna non è e non è mai stata «nera», questa certificazione porterebbe vantaggio alla destra.

Il secondo motivo è che se si ammettesse che la sentenza sulla strage è un tremendo errore giudiziario, per non dir peggio, si alimenterebbe la corrente di coloro che criticano la magistratura italiana. Tutto ciò, come si vede, segue la più tassativa regola comunista di tutti i tempi: e cioè che la verità «in sé» non ha alcuna importanza: ciò che ha importanza sono gli effetti delle varie (cioè false) verità che vengono di volta in volta fabbricate per sostituire la verità vera con fondali di cartone. Io di questa storia ne so qualcosa. Tutto nacque nella Commissione Mitrokhin di cui ero presidente (e che lo stesso sistema che ha creato il falso di Bologna ha schiacciato con una altra serie di fondali prefabbricati e falsi) quando cominciammo a seguire le tracce del terrorista tedesco Thomas Kram, esperto in esplosivi del terrorista Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos lo Sciacallo (all’ergastolo a Parigi), il qualeKram aveva pernottato a Bologna e poi la mattina seguente, quella della strage, era ripartito proprio dalla Stazione che dopo pochi minuti esplose. L’informazione fu data dall’attuale capo dei servizi segreti Di Gennaro, ma fu ignorata dalla magistratura. Nella Commissione Mitrokhin questa pista fu in particolare curata dai commissari Enzo Fragalà, Lorenzo Matassa ed Enzo Raisi, nonché da diversi collaboratori fra cui Giampaolo Pelizzaro che elaborarono anche una tesi secondo cui la strage fu una ritorsione per la detenzione di un rappresentante palestinese. Io non ho mai voluto sposare, per mancanza di prove convincenti, la tesi del «come andarono realmente le cose», ma ho sostenuto con forza l’evidenza: certamente le cose non andarono come è scritto nella sentenza. Ma ormai Bologna ogni 2 agosto è diventata sede di un rito pagano, nibelungico- sovietico, un’orgia di mantra religiosi e minacce quasi fisiche a chiunque osi mettere in dubbio la fabbricazione teatrale con cui è stata sostituita la verità. Lo stesso è accaduto per Ustica: il Dc9 non è stato abbattuto da alcun missile, il relitto ripescato è lì a dirlo, non c’è stata alcuna battaglia aerea ed è saltato per una bomba messa dietro la toilette da terroristi arabi. Ma sia per Ustica che per Bologna la fabbricazione è stata affidata a corpi sacerdotali che agiscono anche come milizie contro chiunque si azzardi a dubitare del falso. Questi corpi sacerdotali sono composti dai familiari delle vittime che, due volte colpiti, sono costretti a recitare la parte dei guardiani del falso Graal voluto, spiace dover usare questo vecchio nome sempre attuale, dai comunisti e loro derivati tossici. Ieri abbiamo registrato con piacere un intervento, prudente e istituzionale, del presidente della Camera Fini, il quale ha con molto garbo ricordato il diritto di dissenso dalla verità prefabbricata. Nel frattempo Kram, sia detto per la cronaca, dopo aver distribuito interviste supervisionate dai suoi antichi datori di lavoro (ne ricordiamo una mostruosa al Manifesto di circa un anno fa) è sparito di nuovo, così come è sparito il brigatista rosso Antonio Savasta sul cui conto la Procura di Budapest mi ha fornito le prove che era, con altri brigatisti, al soldo del Kgb lungo la catena di comando che univa costoro a Carlos, alla Stasi tedesca e al Kgb sovietico che ne aveva la supervisione. Un altro grande maestro di intelligence italiano, l’ammiraglio Fulvio Martini che fu messo da Craxi al comando del Sismi da cui lo sloggiò brutalmente Andreotti, ai tempi del rapimento Moro apprese dai colleghi dei servizi segreti iugoslavi che la maggior parte dei movimenti neonazisti anche italiani, vivevano all’ombra della protezione del Kgb che alimentava gli epigoni dei fascisti croati ustascia.

Io personalmente ho avuto per le mani, ed è agli atti, un documento originale della stessa Stasi tedesca sotto supervisione del Kgb sovietico, secondo cui la strage del cosiddetto “treno di Natale” del 1984 fu un’impresa di Carlos, insieme ad una batteria di altri attentati perpetrati quell’anno in Francia dove per l’appunto sconta l’ergastolo essendo stato perseguito dal più grande investigatore di terrorismo rosso e arabo del mondo che è il procuratore Jean Luis Bruguière, di cui sono stato ospite con la Commissione Mitrokhin nell’ottobre del 2005. Il fatto è che quasi tutta la storia del terrorismo e stragismo italiano merita di essere rivista e – proprio così – «revisionata» essendo il revisionismo buono, quello che poggia sui fatti, l’anima e il corpo della ricerca storica e della inchiesta giudiziaria. Io oggi mi rendo perfettamente conto perché abbiano dovuto cancellare con il lanciafiamme della calunnia e della fabbricazione il nome e la memoria della Commissione Mitrokhin in cui molta verità, troppa verità, da Bologna al tentato omicidio del Papa al rapimento e assassinio di Moro, stava venendo fuori, anzi è venuta fuori.

Ma la verità in Italia è come la scoperta dell’America immaginata dal popolano romanesco del poeta Cesare Pascarella: «E più quello si dava da fare pe’ scoprirla, l’America, e più quell’altri gliela ricoprivano... ». In Italia, e soltanto in Italia abbiamo la venerazione del falso: la balla secondo cui Aldo Moro fu fatto rapire e uccidere dalla Cia è stata inventata da Mosca e Mitrokhin l’ha rivelata come «Operazione Shpora» (sperone), ma in Italia il falso funziona sempre meglio del vero e tutti lo ripetono, proprio come un mantra, e questo vale nel caso del «missile di Ustica», della strage «fascista» di Bologna o quella del treno di Natale, anche quella appioppata a non so quali «fascisti ». Il giornale di Sansonetti, che presto sarà rimosso dalla nuova dirigenza di Rifondazione che è fatta di bruti da cui anche Bertinotti e Vendola sono terrorizzati, coglie perfettamente nel segno quando ci spiega i motivi politici e «di sinistra» per cui è severamente vietato dire anche solo mezza verità su Bologna: la verità potrebbe rinforzare la destra e dimostrare che la nostra magistratura ha delle pecche che giustificano la necessità di formarla drasticamente. Il che vuol dire che la verità, la quale a nostro parere è la condizione prima della libertà stessa perché non esiste libertà nella menzogna, è stata e resta sequestrata da una precisa parte politica.

Sorprende, francamente, che un uomo spesso indipendente e anticonformista come Cofferati si sia ridotto anche lui a fare il secondino della verità sequestrata. Da parte nostra, e io specialmentecome ex presidente dell’unica Commissione parlamentare d’inchiesta che abbia gettato un fascio di luce sulla strage di Bologna, sul mancato assassinio del Papa e sul vero retroscena dell’interrogatorio e soppressione di Moro, dobbiamo dire che è arrivato il momento di non farsi più intimidire perché la verità non appartenga né alla sinistra né alla destra, masia restituita come servizio pubblico della giustizia e dell’informazione onesta agli italiani che meritano di essere trattati come cittadini europei.