Le «bombe improvvisate» incubo della coalizione

Circa 1500 ordigni vengono collocati ogni mese sulle strade pattugliate dalle forze alleate: sono molto potenti e camuffati nei modi più strani

Andrea Nativi

Anche se ancora non è sicura la natura dell'arma che ha colpito il blindato Vm-90p dei carabinieri (potrebbe trattarsi infatti di un razzo a carica cava sparato da breve distanza) rimane assodato che la minaccia più pericolosa per le forze della coalizione è costituita dagli ordigni esplosivi improvvisati (Ied), anche in variante «mobile», cioè un’autobomba (e si parla allora di Vbied). Infatti la maggior parte dei caduti è vittima di queste bombe, che vengono collocate quotidianamente in numero massiccio: la media mensile si aggira sui 1.500 ordigni. Di questi circa 500 sono scoperti e neutralizzati in anticipo, mentre un migliaio esplode, anche se fortunatamente non sempre con effetti letali.
Questo risultato è il merito degli innumerevoli programmi di emergenza che il Pentagono ha avviato per rispondere alla terribile minaccia. Infatti le statistiche dicono che, malgrado il numero degli attacchi continui ad aumentare (c'è stata una flessione solo ultimamente, con il divampare delle violenze confessionali), già nel 2005 il numero di morti e feriti è sceso del 45% rispetto all'anno precedente e un ulteriore miglioramento è atteso per l'anno in corso.
Del resto quella in corso è una vera guerra tecnologica. Le diverse anime della guerriglia hanno una inventiva e una capacità ingegneristica artigianale eccezionale. I tecnici più in gamba sono ex membri dei reparti speciali della Guardia repubblicana e dei servizi di sicurezza di Saddam, che si sono preparati per tempo. Ma anche gruppi non sunniti o la stessa legione internazionale di Al Zarkawi hanno dimostrato competenze significative. Sono così arrivate in Irak vere mine anticarro a carica cava e «a tutta larghezza», persino quelle più devastanti, autoforgianti, usate contro le truppe britanniche, nonché sistemi di attivazione sofisticati, all'infrarosso e a microonde.
I tradizionali detonatori attivati a contatto diretto, a pressione, sono stati presto affiancati da comandi a distanza. Si è cominciato con i telecomandi, come quelli utilizzati per antifurti o per l'azionamento di cancelli, per poi passare a trasmettitori più potenti e sofisticati, senza dimenticare l'attivazione mediante telefoni cellulari, Gsm o addirittura di tipo satellitare. Anche la carica esplosiva è diventata sempre più letale: esplosivi militari, plastico, tritolo, interi proietti d'artiglieria combinati con bombe da mortaio, cariche sagomate. I guerriglieri possono attivare le bombe da una distanza minima di 100-300 metri se usano i telecomandi più semplici, per arrivare a 4-5 km in caso di attacchi in terreno aperto comandati con radio o telefoni.
Il Pentagono non ha ancora trovato un sistema per vincere la battaglia delle bombe: si usa una combinazione di soluzioni, comprendente l'impiego di veicoli meglio protetti, di sistemi elettronici di sorveglianza, montati su veicoli, elicotteri, aerei senza pilota, in grado di scoprire i possibili ordigni a distanza, nonché di apparati di disturbo che possono impedire ai trasmettitori di attivare i detonatori o addirittura «friggono» i componenti elettronici delle bombe. Ma i guerriglieri non sono da meno: ad esempio scoprono quali bande di frequenza vengono coperte dai sistemi americani e modificano i loro apparati di conseguenza. Inoltre hanno imparato a camuffare le bombe nel modo più strano: buche, finte rocce, cespugli, rottami di veicoli, copertoni, piante, carcasse di animali.