Bombe incendiare contro il Pdl a Livorno: "Qui non dovete stare"

Ignoti attaccano la sede del comitato elettorale del Popolo della Libertà. Indaga la Digos. Il candidato sindaco Taradash: "Non siamo intimoriti, ma infastiditi. Così non si parla di temi concreti. Attentati in stile Ahmadinejad". E Chiti (Pd) non rinuncia alla propaganda

E poi dicono che il clima elettorale non è già abbastanza rovente. Qualcuno spieghi allora cos'è successo stanotte a Livorno, uno dei feudi rossi - secondo molti osservatori - in odore di passaggio di consegne. Due bottiglie incendiarie sono state lanciate da ignoti contro un comitato elettorale del Popolo della Libertà. È accaduto intorno alle 5 del mattino, in piazza Damiano Chiesa. Uno striscione ha preso fuoco, bruciati gli infissi di una finestra e parte della facciata dell'immobile che, al primo piano, ospita la sede del Pdl. Oltre al gesto in sé, a far paura sono le intimidazioni. Sulla vetrina di una concessionaria al piano terra del palazzo, con vernice spray rossa, è stato scritto: «Il Popolo della libertà a Livorno non ci deve stare». Messaggio forte e chiaro.
Le indagini sull'attentato sono seguite in queste ore dalla Digos. Gli investigatori stanno sentendo alcuni testimoni per raccogliere elementi utili per risalire ai responsabili. Secondo le prime indiscrezioni, appena dopo il lancio delle molotov, sarebbero stati viste fuggire a piedi due persone - pare - due giovani. Un caso, comunque, non isolato. Sempre a Livorno, ieri, ignoti avevano bucato con un punteruolo le gomme dell'auto del coordinatore provinciale del Pdl, Maurizio Zingoni, parcheggiata davanti all'hotel Palazzo dove si svolgeva un appuntamento elettorale a cui ha presenziato il ministro Gianfranco Rotondi. E Guido Guastalla, che si presenta nelle liste Pdl al Comune, aveva già subito un danneggiamento del proprio comitato alle scorse elezioni amministrative, quando si era candidato a sindaco con una lista civica: nella notte tra il 5 e il 6 giugno 2004, infatti, furono rotte le vetrine della sede. Quella stessa notte teppisti devastarono il comitato elettorale di Livorno di Altero Matteoli.
Proprio per il ministro delle Infrastrutture ed esponente locale del partito di maggioranza le bombe «contro la sede del comitato elettorale di Costanza Vaccaro, candidata del Pdl alla presidenza della Provincia di Livorno, mettono in evidenza ancora una volta quanto siano misconosciuti da alcune frange estremiste presenti in città la democrazia e il rispetto per le istituzioni».
«Eravamo abituati alle aggressioni ai gazebo e agli insulti, ma l'attentato di questa notte alla sede elettorale di Guido Guastalla rappresenta un preoccupante salto di qualità dell'offensiva antidemocratica», gli fa eco il deputato e coordinatore regionale del Pdl Massimo Parisi. Lo stesso candidato sindaco del centrodestra, Marco Taradash, comunque tiene a sottolineare che «non siamo intimoriti, ma infastiditi. Per colpa di questi fatti la discussione elude i temi concreti sui quali noi vogliamo il confronto». E rilancia suggerendo un parallelo: «L'escalation deve finire: solo Ahmadinejad a Teheran fa così, in nessun'altra città italiana succedono queste cose».
Una presa di coscienza che interessa anche il segretario regionale del partito democratico, Andrea Manciulli: «Sono molto preoccupato. Il ripetersi di atti violenti contro chi si impegna in politica, in tutti gli schieramenti, sta assumendo dei connotati allarmanti. Perciò esprimo la solidarietà di tutto il Pd della Toscana al Pdl di Livorno e al candidato Marco Taradash». Posizione supportata in una nota dal vicepresidente del Senato, Vannino Chiti. «La campagna elettorale deve svolgersi in modo partecipato e sereno». Ma il veleno è nella coda, che conserva il tono della propaganda: «La democrazia ha tanti e possenti nemici in Italia, non dobbiamo sottovalutarlo e occorre non lasciare varchi. Le forze a sostegno della democrazia sono più grandi: scendano in campo con la vigilanza e, il 6 e 7 giugno, con una massiccia partecipazione al voto». Lo spot, in questa circostanza almeno, poteva essere evitato.