Borriello, Rocchi, Toni, Milito e Lavezzi Tutte «creature» dell’infallibile fiuto di Favero

Erano i magnifici cinque di quel Treviso che aveva rubato lo sguardo a tutto il calcio italiano, dall’Interregionale alla serie B: piccoli miracoli (del football) crescono e diventano un progetto da studiare e copiare. Gobbi, Foggia, Borriello, Rocchi e Toni: avevano fatto grande quel Treviso, e poi sono diventati grandissimi, giocando anche nella nazionale italiana. Li avevi scelti lui, Renato Favero. Il suo marchio di fabbrica è questo, scopritore di talenti. Una vita in prima linea nel mondo del pallone, da Treviso fino al Como dove ha conosciuto Enrico Preziosi: «Nei suoi confronti ho una grandissima ammirazione, è un uomo straordinario: è difficile trovare nell’ambiente del calcio una persona con la stessa genuinità, passione e competenza», racconta Favero. Che ha sempre mantenuto un contatto con il presidente rossoblù anche quando, come nella passata stagione a Messina, aveva iniziato altre avventure. Anche un paio di stagioni a Padova come direttore sportivo.
Chi lo conosce bene lo descrive così, il calcio non ha segreti per lui. Bravissimo quando deve trovare il giocatore giusto, straordinario nei rapporti umani. È stato ed è un consulente del Genoa nel mercato sudamericano, e la sua storia si lega a quella di Diego Alberto Milito ed Ezequiel Lavezzi. Ma andiamo con ordine, iniziamo dal “Principe”. «Il presidente Preziosi mi aveva mandato a visionarlo, e il ragazzo mi impressionò per le sue qualità: sapeva sempre dove arrivava la palla in area di rigore, aveva grande coordinazione, si vedeva che era un ottimo giocatore». E poi l’acquisto dal Racing Avellaneda con Milito che diventa quel Milito boom boom: gol a raffica, sempre e dovunque. Con la maglia del Genoa o quella del Real Saragozza.
E poi c’è stata la scoperta di Lavezzi. «Avevo visto questo ragazzino che giocava in una serie inferiore, più o meno per rendere l’idea parliamo della serie C 2 italiana. Mi era piaciuto per la sua velocità, i cambi di passo e la sua velocità nel ripartire. Era giovanissimo ma era uno dei pochi ragazzi di quella categoria che furono convocati nella nazionale Under 20 argentina. Ne parlai con Preziosi e mi disse: se ci crede e andiamo avanti nella trattativa». E adesso c’è quel pensiero su come sarebbe stata una coppia d’attacco composta da Milito e Lavezzi, un tandem gustato soltanto pochi mesi prima della retrocessione a tavolino.
Il segreto di Favero? «Ognuno ha suoi parametri per giudicare, poi se un calciatore è bravo lo si intuisce velocemente. La cosa importante è girare molto sui campi, andare a vedere direttamente i giocatori», conclude Favero.