Bossi all'attacco: "Ma da noi i musulmani sbatteranno le corna"

"Gli
islamici forse entreranno in Europa, ma in Italia no di sicuro". E sul governo avverte: "Da noi il miglior amico della sinistra è Fini, un ex fascista"

Milano - «Qui i musulmani sbatteranno sempre le corna» profetizza Umberto Bossi, che tra il referendum sui minareti e la visita al presepe del Comune di Milano sembra prendere sul serio il ruolo di difensore dei cristiani assediati dagli infedeli. Novello Calvino lombardo, fonde religione e politica a tavola con il presidente del Parlamento catalano, l’indipendentista di sinistra Ernest Benach in visita all’assemblea regionale lombarda e poi al sindaco di Milano, Letizia Moratti. Ad accoglierlo lunedì sera, in una sala riservata dell’Hotel Gallia, proprio il Senatùr, che durante la cena (portate rigorosamente lombarde) ha discusso con lui di immigrazione e rapporti con l’islam. «Abbiamo un bravo ministro dell’Interno, Roberto Maroni». Così i musulmani «in Europa forse entrano, qui da noi no di sicuro. La Lombardia è un muro per l’islam».

Posizioni non vicinissime, messe a confronto con tanto di traduzione ufficiale. Benach (lo ha raccontato in consiglio regionale) ha tra i ricordi più cari l’emozione di essere entrato in una scuola dove gli alunni erano marocchini e rom e tutti parlavano catalano. Così, addentando l’ossobuco di fronte a Bossi, si lascia andare a un elogio del presidente della Camera italiana: «Mi ha colpito il discorso di Fini sul voto agli immigrati. Noi siamo per la teoria dei diritti e dei doveri».
Bossi replica senza timore di causare incidenti diplomatici. A proposito del controverso alleato: «Da noi il vero amico della sinistra è un ex fascista, Gianfranco Fini. Il suo problema è: come faccio a battere la Lega? Non prenderà mai i voti della Lega. Lui vuole dare il voto agli immigrati, ma la nostra gente non lo seguirà». Ed ecco le tappe dell’integrazione secondo Bossi: «Prima i doveri. Quando la Padania sarà diventata una nazione Stato magari gli daremo il voto anche noi». Magari. In futuro.

Oggi l’eroe di Umberto Bossi si chiama Marco d’Aviano. Il frate cappuccino del Seicento, santo per volere di Giovanni Paolo II, annovera tra i tanti meriti spirituali l’aver fermato l’avanzata dei Turchi nella battaglia di Vienna del 1683, combattuta con la spada e con la croce. «Stiamo preparando un film su Marco d’Aviano» racconta Bossi al presidente del Parlamento catalano che lo ascolta interessato. «La cavalleria padana ci salvò dai musulmani, fu un altro Undici Settembre». E in effetti l’esercito guidato dall’imperatore Leopoldo I e sostenuto da papa Innocenzo XI salvò Vienna dall’assedio dell’esercito ottomano nella notte tra l’11 e il 12 settembre del 1683.

Statue e quadri del beato padre Marco d’Aviano lo immortalano con la croce nella mano destra, nell’atto di fermare i seguaci di Allah ansiosi di sottomettere l’Europa. Insomma, Marco d’Aviano è il simbolo del cristianesimo più identitario e meno gradito ai fondamentalisti dell’islam, tanto che per il giorno della beatificazione il Vaticano chiese alla polizia italiana di incrementare le misure di sicurezza proprio temendo qualche rappresaglia. «Qui i musulmani sbatteranno sempre le corna» insiste Bossi, che nei giorni scorsi era scivolato in una previsione fosca: «Se facessero un referendum in Italia, andrebbe male anche alle chiese».
La conversazione scivola sulle elezioni in arrivo nel 2010. «Noi rischiamo di perdere» confessa il catalano Benach, che si gioca a breve la riconferma a presidente del Parlamento a Barcellona. Bossi risponde con grande spavalderia: «Noi governiamo la Lombardia e il Veneto». Tra la rivendicazione e l’auspicio. Spiega così i rapporti con il «grande capitalista» Silvio Berlusconi: «Lui ha i voti della gente ma noi lo controlliamo bene. Senza i voti della Lega Berlusconi va a casa».

Quando arriva in tavola il panettone farcito alla crema zabaione, si accende la battaglia tra nazioni aspiranti autonome su Cristoforo Colombo. Nonostante il navigatore non sia proprio l’esempio dell’eroe indipendentista, Benach si interroga scherzoso: «Era padano o catalano?». Bossi non ha dubbi: «Era un padano ligure». Al servizio della causa cristiana.