Bossi: "Sciopero fiscale per cacciare Prodi"

L’avvertimento: "Bisogna fare qualcosa di forte, perché la gente è stufa". La "ribellione" dovrebbe partire in autunno da Genova, Milano e Torino. Il leader della Lega a Ponte di Legno: "Paghiamo alle Regioni invece che allo Stato, o questo governo andrà avanti all’infinito". L’Unione s’indigna: "Proposta antidemocratica"

Roma - Un ferragosto davvero combattivo per Umberto Bossi. A distanza di 15 anni il leader della Lega Nord rilancia lo «sciopero fiscale». E lo fa con una motivazione ben precisa: «La gente vuol mandare via Prodi» e quindi bisogna trovare «qualcosa di davvero forte». Nella notte ferragostana di Ponte di Legno, dove il senatùr sta trascorrendo qualche giorno di vacanza, dopo aver ricevuto l’abbraccio e le acclamazioni dei numerosi militanti, giunti al palazzetto dello sport più per vedere lui che non le partecipanti alla selezione di Miss Padania, Bossi si intrattiene a parlare anche con qualche cronista presente. Alla domanda su cosa succederà in autunno, il leader della Lega replica in modo secco: «Facciamo lo sciopero fiscale». Quindi non si pagano più le tasse? «Paghiamo alle Regioni invece che allo Stato». Nel ragionamento di Umberto Bossi ci sarebbe uno start point dell’iniziativa, ovviamente la Lega, ma c’è anche una speranza: «Che diventi un’iniziativa di tutti gli alleati, perché se no questo governo va avanti all’infinito».

Del progetto Bossi racconta di non averne ancora parlato con Silvio Berlusconi: «Due sere fa (13 agosto ndr) ci siamo sentiti per telefono e abbiamo parlato solo di scrivere il programma elettorale. Quando torna dalla Sardegna gliene parlerò». Quindi niente di già concordato o stabilito con il leader della Cdl. E nessuna ipotesi sulla data: «Non lo so ancora - spiega Bossi - devo ancora mettermi d’accordo». Insomma nessun dettaglio.

Una cosa per Bossi però è certa: serve una clamorosa forma di «ribellione» all’attuale governo, che «ormai non ha più assolutamente i numeri e ha contro tutto il Paese. Motivo per cui - tuona il senatùr - è necessario trovare qualcosa di forte per mandarlo via». E allora «a Genova, Milano, Torino, partirà lo sciopero fiscale». La gente fatica a ottenere qualcosa, sostiene il leader di via Bellerio, aggiungendo come basti guardare queste vacanze estive: «C’è un sacco di gente che è rimasta a casa perché non ha i soldi per andare in ferie». L’esponente del Carroccio rilancia quindi il mai dimenticato «sciopero fiscale», e lo fa anche con la piena consapevolezza di non trovare tutta la Cdl d’accordo: «Gli alleati - ha detto ieri sera all’Ansa - vanno e vengono, non sono molto sicuri, tranne Forza Italia gli altri oggi ci sono, domani no».

Dell’autunnale «ribellione» Bossi dice di non averne parlato neanche con Giulio Tremonti. «I ministri del Tesoro sono cauti - confida - non sono come noi che veniamo dal popolo». Ma un primo confronto su questo, tra i due, potrebbe avvenire nei prossimi giorni, quando Bossi si recherà a Lorenzago di Cadore. Ad attenderlo nel comune del bellunese ci dovrebbe essere, appunto, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (in arrivo già forse oggi), insieme al coordinatore delle segreterie nazionali del Carroccio, Roberto Calderoli, e al leghista Daniele Molgora, ex sottosegretario alle Finanze del precedente governo Berlusconi.

Dalla maggioranza fioccano prevedibili critiche: «La proposta di Bossi di uno sciopero fiscale è indecente e rappresenta un pessimo segnale rispetto alla battaglia che con rigore e coerenza le istituzioni stanno portando avanti contro l’evasione», commenta il verde Paolo Cento. Per l’Udeur l’idea «ripropone il Bossi secessionista, anti-italiano, dei primi anni della Lega» e «va respinta con forza». In netta controtendenza invece Daniele Capezzone (Rnp): «Non mi unisco al lancio di pietre contro Bossi, perché la secessione fiscale non la fa il leader della Lega, ma Visco con una politica di aggressività fiscale che non produce risultati e colpisce le piccole e medie imprese, i piccoli artigiani e i commercianti». Per l’ex segretario dei radicali, presidente della Commissione attività produttive della Camera, bisogna arrivare «a un federalismo fiscale competitivo che consenta alle Regioni di stabilire i livelli di pressione fiscale».