Il Bossi svizzero trionfa nel Canton Ticino

Con il 29,8% la Lega Ticinese vince le Cantonali. Il tema caldo dei 45mila "frontalieri", gli italiani che lavorano nel Ticino. Poi gli immigrati che premono al confine. L'amicizia con il Carroccio durerà?

Senza troppe sorprese il “Bossi svizzero” trionfa alle elezioni cantonali in Ticino. La Lega Ticinese ottiene il 29,8% ed è il primo partito, con due seggi in Consiglio di Stato (l’esecutivo). Superato il Partito liberale radicale (25%), da sempre detentore della maggioranza relativa. In calo anche gli altri partiti storici del Cantone: i popolari democratici scendono dal 21% al 19,9%, i socialisti precipitano dal 21% al 16%. Bene i Verdi: dal 2 salgono al 6%. Il leader della Lega Giuliano Bignasca è al settimo cielo: “È un risultato fantastico. A brevissimo qualcosa cambierà sia sul fronte della disoccupazione sia su quello del lavoro e del frontalierato”. Il suo primo pensiero, come vediamo, va subito ai lavoratori italiani provenienti da oltre confine (circa 45mila), i “frontalieri”, contro cui i leghisti ticinesi hanno concentrato la campagna elettorale. Archiviato il successo arriva subito una provocazione delle camicie verdi: “Adesso chiudiamo i valichi per tre giorni”, dice Bignasca a caldo, consapevole che, d’ora in avanti, ogni sua frase verrà giocoforza vivisezionata ma, al contempo, tenuta sempre più di conto, visto che ormai la Lega Ticinese, da forza di protesta (nata nel 1991) è divenuta il primo movimento politico del Ticino. C’è da dire che, leggi alla mano, il Cantone non la competenza giuridica per regolare i rapporti frontalieri tra la Svizzera e gli altri Stati. E che il governo ticinese si basa sulla concordanza, dunque la Lega non ha la mano libera, ma deve mediare sempre con gli altri partiti presenti nel Consiglio di Stato, liberali radicali, popolari democratici e socialisti. Ma può fare pressioni e aumentare il rumore mediatico. Un inasprimento dei controlli nei cantieri o alle frontiere, evocando la pressione degli immigrati tunisini sbarcati in Italia, non è da escludere; il che potrebbe accendere la miccia.

Esulta la Lega di Varese L’ottima performance dei leghisti ticinesi è stata accolta con soddisfazione dal Carroccio. Il segretario della Lega di Varese, Stefano Candiani: “Questo risultato fa piacere - scandisce Candiani - perché significa che sia di qua sia di là il territorio sente la necessità di essere rappresentato da chi ci vive e ne parla il linguaggio. Noi abbiamo Roma, loro hanno Berna: la distanza politica segnata dal confine di stato è ormai superata dalla consonanza culturale e storica”. “Noi e loro - sostengono i dirigenti locali varesini - difendiamo il nostro territorio, è naturale che ci siano delle Sfumature”. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della sezione di Varese, Carlo Piatti: “La vittoria di oggi è la vittoria dei nostri cugini svizzeri. Tra di noi c’è comunanza politica, ci sono tante convergenze nonostante quanto appaia a volte ed è possibile continuare un rapporto di collaborazione”. E’ difficile immaginare che, di colpo, i 45mila lavoratori lombardi (di Sondrio, Como, Varese e Verbania) che ogni giorno varcano il confine diventeranno simpatici e saranno ben accolti. Certo, quando dalla campagna elettorale si passa alla responsabilità amministrativa e di governo, le cose cambiano. Però non si può sottovalutare che il numero di frontalieri è in costante aumento (+ 6% l’ultimo anno) nonostante la crisi abbia toccato anche questa zona economicamente molto fortunata. Umberto Bossi si è congratulato con Bignasca. Ma, per il momento, i due non si sono ancora visti. Il “Bossi svizzero”, dall’alto della sua affermazione elettorale, ora pensa in grande. E vuole trattare direttamente con Tremonti (questione di tasse e, quindi, risorse da investire sul territorio). Si preannuncia battaglia. Il Senatùr potrebbe mediare…

Il problema delle tasse Nel 1974 con un accordo bilaterale tra la Svizzera e l’Italia per la prima volta si regolarono i "ristorni": la percentuale di tasse, versate in Svizzera dai lavoratori italiani, che i tre cantoni di confine (Ticino, Grigioni e Vallone) danno all’Italia affinché Roma le rigiri a Comuni e Province di frontiera. La quota fissata è del 38,8%. La Lega ticinese – ma a sorpresa anche il Partito popolare democratico, vogliono cambiare. Il braccio di ferro è annunciato

L’arrivo degli immigrati Un nuovo fronte di “crisi” potrebbe aprirsi a breve. A Chiasso, e dintorni, presto potrebbero arrivare gli immigrati tunisini (ma non solo) provenienti da Lampedusa e distribuiti in varie regioni d’Italia. La Svizzera li accoglierà a braccia aperte oppure, applicando le proprie leggi, li rimanderà indietro, come ha già annunciato di voler fare la Francia? Secondo alcuni commentatori potrebbe essere stato proprio il “rischio invasione” ad aver allarmato così tanto i Ticinesi spingendoli a votare, in gran numero, per le camicie verdi. Nonostante gli evidenti conflitti d’interesse i leghisti italiani e quelli svizzeri continueranno ad essere amici? Lo scopriremo solo tra un po’…