«La bozza? Va bene al 92% Siamo disposti al dialogo»

da Roma

Senatore Vannino Chiti, esponente del Pd ed ex ministro delle Riforme, lei ha detto che sulla bozza di federalismo fiscale proposta dal ministro Calderoli «ci siamo al 92%».
«Nel federalismo fiscale ci sono due momenti: i principi-guida e gli strumenti per attuarli. Sui principi-guida non c’è dubbio che siamo vicini, siamo al 92% non solo perché ci si ritrova sulle posizioni sostenute quando eravamo al governo ma anche perché Calderoli non ha riproposto la posizione della Lega in campagna elettorale, ma ha tenuto conto del federalismo solidale».
Quali sono i problemi ancora da affrontare?
«Non c’è ancora una proposta sugli strumenti che danno gambe concrete a questi principi. Sia sulla tassa che deve essere nelle mani dei Comuni sia su quelle delle Province sia su quelle delle Regioni. Sollecitiamo chiarezza e mi auguro che non si cambi solo il nome alle tasse».
Il ministro Calderoli ha anticipato l’introduzione di una service tax.
«Non si può fare un dibattito per dichiarazioni. Se si parla di una nuova tassa sui servizi differenziata per aree, bisogna capire bene com’è costituita».
In pratica?
«Bisogna chiarire qual è il riferimento che viene preso per stabilire dove si innesta il federalismo e si responsabilizzano le Regioni. Il ricalcolo delle risorse previste dal piano triennale per la sanità potrebbe determinare deficit in Regioni virtuose come Toscana e Lombardia. Invece dobbiamo spingere tutti alla virtù e quindi bisogna analizzare costi e competenze».
L’importante sarà la transizione dai costi storici ai costi standard.
«Nell’ultima formulazione si parla di 5 anni ed ecco perché affermo che a livello di principi siamo d’accordo. Ora toccherà a Tremonti dare gli strumenti giusti».
Nel merito uno dei punti di frizione tra centrodestra e centrosinistra è quello del trasporto pubblico locale.
«Il problema non è fare le gare per privatizzare. Le Regioni hanno detto unanimemente che, dovendo passare dalla spesa storica ai costi standard, è necessario assicurare loro le risorse per coprire queste spese. Detto questo, bisogna pretendere competitività perché i regimi di proroga sono inammissibili».
Anche sull’istruzione il confronto è acceso.
«Si tratta di rispettare la Costituzione: lo Stato deve avere potere di indirizzo e di controllo e negoziare le condizioni. Non ci fa paura se in Lombardia e in Toscana si studiano materie diverse, ma l’asse dell’istruzione deve essere comune».
Il suo segretario Veltroni è stato critico nei confronti del governo. Inciderà sul confronto?
«Bisogna cercare di fare insieme le riforme istituzionali e di farle bene di modo che eventuali cambi di maggioranza non determinino una serie interminabile di controriforme. Siamo disposti a dare il nostro contributo e lo stiamo dando. Il federalismo può essere una grande opportunità per avere un’Italia più unita e moderna».
Ma l’onorevole D’Alema ha detto che ci sarà un «massiccio spostamento» di risorse da Sud a Nord.
«A livello di principi-guida non c’è questo spostamento perché le risorse sono assicurate o dai fondi propri o dal fondo di perequazione. Il passaggio graduale in 5 anni è quanto le Regioni hanno chiesto. Se gli strumenti contraddiranno tutto questo, si tratterà di dirlo in quel momento».