Bpm, perquisito Ponzellini:associazione a delinquereGiallo sul pc di Laboccetta

Indagine nata da un rapporto ispettivo di Bankitalia: finanziamenti anomali a favore di Atlantis/bplus giocolegale ltd. Ponzellini ha dato vita a una "associazione affaristica criminale"

E' stato perquisito l'ex presidente della Popolare di Milano. Massimo Ponzellini è, infatti, indagato per "associazione a delinquere e ostacolo alle autorità di vigilanza" nell’ambito di una inchiesta condotta dalla procura di Milano. Mentre i finanzieri stavano effettuando una delle perquisizioni, il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta ha portato via un computer che i militari volevano sequestrare.

L'indagine sull'ex numero uno della Bpm è nata da un rapporto ispettivo della Banca d'Italia arrivato alla procura meneghina lo scorso giugno. Dagli uffici di via Nazionale erano stati segnalati finanziamenti anomali a favore del gruppo Atlantis/bplus giocolegale ltd. Secondo gli inquirenti di Milano, Ponzellini e gli altri indagati avrebbero dato vita a una vera e propria "associazione affaristica criminale". Per l’approvazione del finanziamento ad Atlantis e anche di altri finanziamenti, l'ex presidente della Bpm si sarebbe speso "personalmente in maniera del tutto anomala". Insieme a Ponzellini è indagato Antonio Cannalire, uomo legato al businnes delle macchine da gioco, che avrebbe trattato - si legge nel decreto di sequestro - in una posizione di "supremazia" coi dirigenti della Popolare di Milano.

Da un verbale dell'inchiesta di Napoli su Marco Milanese emergono stretti rapporti tra l'ex braccio destro del ministro dell'Economia Giulio Tremonti e Cannalire. Le dichiarazioni rese nel capoluogo partenopeo sono state citate anche dai pm milanesi nel decreto di sequestro usato per le perquisizioni di questa mattina. Cannarile è descritto nel verbale come "soggetto in stretti rapporti con Ponzellini su cui esercitava una forte influenza e con cui avrebbe curato pratiche di finanziamento chiaramente anomale e dall’altra parte con personaggi di rilievo istituzionale come il predetto Milanese".

Il pdl Laboccetta si è portato via un computer spiegando che fosse suo e invocando l’immunità parlamentare. Come fanno sapere alcune agenzie stampa, i fatti si sarebbero svolti nell'ufficio capitolino di piazza di Spagna: Qui gli inquirenti ritengono ci sia una sede di Francesco Corallo, una delle persone perquisite dai militari. Corallo ha detto ai finanzieri di essere ambasciatore di un Paese caraibico e ha invocato un'immunità. Poco dopo, è sopraggiunto Laboccetta, chiamato dallo stesso Corallo, che ha portato via il computer che si trovava nell’ufficio sostenendo che i finanzieri non potevano prenderlo in quanto apparteneva a lui.