Br, Fallico: "Dobbiamo fare qualcosa di grosso"

Luigi Fallico e Bruno Bellomonte, stavano lavorando da mesi per preparare un
attentato alla Maddalena in vista del G8. Nell’ordinanza di custodiasono riportati stralci di una conversazione del 16 dicembre 2008 in cui i due buttano giù qualche idea su come
preparare l’iniziativa.

Roma - Luigi Fallico e Bruno Bellomonte, arrestati oggi dalla Digos con l’accusa di aver voluto creare un movimento eversivo sull’onda delle vecchie Brigate Rosse, stavano lavorando da mesi per preparare un attentato alla Maddalena in vista del G8, poi, trasferito a L’Aquila il prossimo luglio, dopo il terremoto in Abruzzo dell’aprile scorso. Nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Maurizio Caivano, sono riportati lunghi stralci di una conversazione del 16 dicembre 2008 in cui i due buttano giù qualche idea su come preparare l’iniziativa.

"L’importante è che si fa qualcosa de grosso - dice a un certo punto Fallico -, poi la pago, non me ne frega un cazzo, vada come vada… il cento per cento non si può mai ottenere". "Soprattutto nelle nostre condizioni - è la replica di Bellomonte - non ci arriveremo…". Fallico, però, mostra di avere le idee più chiare: "Secondo me ogni organizzazione dovrebbe fare un’analisi corretta e valutare attentamente la situazione primo; secondo, eventualmente avere un programma di minima e uno di massima, quello di minima attuativo, quello di massima che abbia dei crismi per arrivare a determinate cose, però bisogna farlo...".

L’ex esponente dell’Ucc, poi, aggiunge: "Bene o male un pò di tecnologia ce l’abbiamo… se uniamo le intelligenze". Fallico propone anche di fare i sopralluoghi: "Ci deve andare uno tranquillo, pulito… affittando una casa". I due, per preparare l’attentato, pensano anche a ricorrere a modellini radiocomandati: "Lo stavo pensando… io ce l’ho ’sta fissa da un pò, i modellini", dice Fallico e l’altro gli risponde: "Anche io c’ho pensato a casa… 49 hertz possono anche arrivare a fare… uno grande a due chilometri, a due o tre chilometri il più grande". "Io quella zona la conosco abbastanza bene", conclude Fallico.

"Un rivoluzionario abbatte lo Stato..." "Un rivoluzionario non può riconoscersi in questo Stato e deve continuare la lotta fino a quando non muore. O sei dentro "l’ arco" e riconosci questo Stato o invece dici di no "questo Stato non mi sta bene", lo voglio totalmente abbattere». Così Luigi Fallico, in una intercettazione telefonica del 9 febbraio scorso. L’interlocutore di Fallico, che ha 57 anni, spiega che ormai lui è anziano e gli dice: "Ma tu la tua lotta non l’hai fatta?". Ma il terrorista irriducibile dai capelli bianchi ribatte: "Io in pensione? Io in pensione nun ce vado, ce vado quanno moro. Ahò ma che a 50 anni vado in pensione?". L’interlocutore, non pago, prova a ribattere: "Ma non hai più la forza fisica per poterlo fare, gli anni della lotta li hai fatti". Fallico risponde risoluto: "No! La lotta non finisce mai! Se sei rivoluzionario lo sei a vita".

L'omicidio D'Antona In una intercettazione ambientale, nel negozio di cornici del presunto terrorista, sempre allegata all’ordinanza del gip Caivano, Fallico parla con la sorella di Paolo Broccatelli, Stefania, il presunto br tuttora in carcere condannato a nove anni per banda armata, ma non per l’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona, ucciso a Roma il 19 maggio del 1999. I due parlano della sentenza della Cassazione che ha respinto la richiesta dei pm per l’accusa di omicidio. "Belle notizie?", dice Fallico. Stefania risponde: "La Cassazione ha rigettato la procura per Paolo, per mio fratello per i fatti di D’Antona". Fallico si informa sulla detenzione di Broccatelli, viene a sapere che è nel carcere di Catanzaro e la sorella gli spiega che "Paolo esce nel 2012, fine pena nel 2012... si, ma forse esce prima". I due parlano anche di Federica Saraceni, la brigatista condannata dalla Cassazione per l’omicidio D’Antona. Si soffermano sul fatto che tra gli avvocati della donna durante il processo c’era il padre Luigi, ex magistrato. Secondo l’intercettazione Fallico si raccomanda con Stefania «di salutagli Paolo», circostanza, secondo la Digos, che presuppone una conoscenza tra i due. Nell’ordinanza sono trascritti i testi di alcuni messaggi criptati per i "recuperi strategici", lasciati nella segreteria telefonica del cellulare di Fallico: le telefonate giungono da cabine telefoniche e fanno riferimento all’attività commerciale di Fallico, quella di corniciaio e venditore di quadri. "Gli servono diversi tipi di cornici - si legge nell’ordinanza - le solite quelle antiche 20 per 30". "Ho telefonato - si legge in un altro messaggio - per sapere se posso ritirare quei quadri, grazie a presto".

"Nessun dubbio della conoscenza delle Br-Pcc da parte di due degli arrestati". Questo uno dei passaggi che si leggono nell’ordinanza di 83 pagine del gip. Il riferimento è ad alcune intercettazioni telefoniche tra due degli arrestati: Luigi Fallico e Bruno Bellomonte. Secondo il gip, i due nel corso di alcune conversazioni parlano in maniera approfondita dell’organizzazione terroristica Br-Pcc e hanno un grado di conoscenza profondo delle dinamiche operative. "Le parole di Fallico - si legge nell’ordinanza - dimostrano in maniera incontestabile che ha fatto parte delle Br-Pcc anche con significativo grado di 'introneità'. "Questi poi si mostra in disaccordo - si legge ancora - circa il metodo operativo usato da Nadia Desdemona Lioce (la brigatista condannata all’ergastolo in via definitiva per gli omicidi di Marco Biagi e Massimo D’Antona) di inserire nei computers e quindi portarsi dietro materiale documentale di organizzazione". Secondo il gip, Fallico fa riferimento anche a Mario Galesi, il terrorista ucciso in uno scontro a fuoco con la Polfer il 2 marzo 2003 sul treno Arezzo-Firenze durante il quale fu assassinato l’agente della polizia ferroviaria Emanuele Petri, e all’esito di quella vicenda dopo la sparatoria sul treno. Galesi viene citato anche da Gianfranco Zoja, un altro degli arrestati, condannato nel 1986 per partecipazione a banda armata. "Zoja nel 2004 insieme con altre tre soggetti - spiega il gip, depone una lapide in marmo, appunto per Galesi, nel cimitero di Trespiano. Gli fanno compagnia Paolo Neri (Centro rivoluzionario toscano delle Br), Maurizio Ferrari e Flavio Lori (ritenuto un irriducibile). Zoja, inoltre è compagno di Paola Barnieri, militante della sinistra extraparlamentare, e gravita nell’orbita del Centro di documentazione proletaria e del centro sociale genovese Borgorosso, dove ha organizzato anche un incontro sulla Raf, la formazione terroristica tedesca". Per quanto riguarda l’ex esponente degli Ucc, secondo il gip "si può sostenere che Fallico avesse un rapporto diretto con la Lioce tanto da ricordare il suo stato".