Le brasiliane? Sempre in bikini Ecco i luoghi comuni della Terra

Italiani e pasta, tedeschi e birra, russi «brutali»: sul sito anche polemiche e qualche novità

Eleonora Barbieri

da Milano

Che cos’ha Google in comune con Newton? «Nulla». La risposta è di Philipp Lenssen, un tedesco così fedele al colosso della rete da avergli dedicato il suo blog che, non a caso, si chiama Google Blogoscoped. La legge di gravità non c’entra nulla con internet, ma il blogger ha scoperto un altro uso pseudo-scientifico della creatura di Page e Brin: individuare i pregiudizi più diffusi sulle popolazioni del mondo e creare così una speciale cartina geografica.
La «Mappa dei pregiudizi» è «un’istantanea degli stereotipi globali - ci spiega l’autore, via mail ovviamente -: alcuni sono già noti, altri più sconosciuti, alcuni possono apparire sciocchi o troppo gentili o addirittura scortesi, ma è quello che le persone hanno scritto sul web nel corso del tempo». La ricerca è stata infatti realizzata esclusivamente su Google, inserendo di volta in volta il sostantivo corrispondente alla nazionalità (ad esempio, «Italians are known for *», ovvero «gli italiani sono noti per») ed esaminando i risultati: non sempre Lenssen ha preso per buono il primo aggettivo della lista ma, molto spesso, la scelta si è basata proprio sull’ordine di comparsa delle varie caratteristiche nazionali.
Gli indiani, ad esempio, secondo la mappa sono conosciuti soprattutto perché «imbrogliano»: una definizione che ha suscitato immediate polemiche sul forum di Blogoscoped, ma che l’autore ha giustificato col fatto che, escludendo dalla ricerca i nativi, su Google il primo tratto associato agli abitanti dell’India è proprio quello delle truffe. Non è certo un giudizio scientifico sulla popolazione, precisa il blogger: è solo l’immagine resa da un «indice» globale, che «racchiude ciò che milioni di persone hanno scritto e deciso di pubblicare on line e, perciò, rappresenta in qualche modo anche i loro pensieri».
Stereotipi di cui bisogna tener conto, secondo Lenssen, perché sono quelli più comuni, quelli in cui comunque ci si imbatte nella realtà quotidiana, anche se possono sembrare poco convincenti o addirittura offensivi.
Così il Brasile è conosciuto, soprattutto, per i bikini esibiti da formose ragazze su spiagge da sogno, oltre che per le feste e l’atmosfera informale: un pregiudizio, certo, ma che ogni anno spinge migliaia di turisti a sorvolare l’oceano per godersi una vacanza sulle sue coste. E ai brasiliani va pur sempre meglio che ai vicini della Bolivia i quali, secondo la mappa, sarebbero «poco comprensivi» e anche non molto puntuali.
Lenssen è stato più generoso con gli italiani, associati (ovviamente) alla pasta e alla gestualità molto appariscente, ma anche alla passionalità e a «uno stile impeccabile». Google ama la moda, mentre apprezza decisamente meno i russi, che sarebbero passionali, sentimentalisti e, soprattutto, brutali, oltre che rigidissimi negoziatori. I luoghi comuni possono anche infastidire e infatti qualche lettore del sito si è irritato per il collegamento fra Stati Uniti e «politiche anti-islamiche»: «Perché allora non scrivere anche palestinesi attentatori suicidi o Iran uguale segregazione delle donne?». La risposta di Lennsen è laconica e contestabile solo Google al mouse: così risponde la ricerca, così pensa la gente che frequenta il mondo della rete. «La mappa è un modo divertente ma anche interessante di osservare i pregiudizi che esistono nel mondo - racconta - ed è, allo stesso tempo, qualcosa che ti sfida a pensare», a confrontarti con ciò che il resto del pianeta pensa dei propri simili. E così qualcuno (come è successo a una signorina d’Oltremanica) può scoprire che gli inglesi sono noti per il fair play e l’impassibilità (raramente azzardano una lamentela) ma, anche, perché «terribilmente sporchi»: chi è pulito magari si offenderà, in caso contrario potrebbe essere sollecitato a prendere utili provvedimenti.
Gli spagnoli istintivi, i canadesi tolleranti e multietnici, i tedeschi precisi, puntuali e affezionatissimi alle loro birre; e poi Cuba con il jazz sofisticato, il clima rilassato, l’humour che non si lascia affliggere dai guai quotidiani; l’ingenuità dei sudafricani, i massaggi dell’Indonesia, la gentilezza del Sol Levante, copie e imitazioni in Cina (e non è soltanto un pregiudizio di Google): c’è quasi di tutto, tranne una parolina sulla Nuova Zelanda.
Nessun problema, rassicura Matthew: «I neozelandesi sono noti perché accettano di buon grado che le persone si dimentichino di loro».