Bravata Imbrattano i poster sul ’68 «E’ stata solo una grande tragedia»

VeneziaLa notizia rimbalza da Roma di prima mattina. Hanno imbrattato i manifesti parapedonali del Grande sogno, il film di Michele Placido in concorso mercoledì alla Mostra. Su centinaia di essi una scritta in nero, da bomboletta spray: «No 68». Chi sarà stato? La rivendicazione arriva subito. Ad agire sono stati i militanti del gruppo «Il Popolo di Roma». Il portavoce Giuliano Castellino motiva così il maschio blitz: «È stata l’anteprima della nostra campagna. Saremo presenti davanti a tutte le sale dove verrà proiettato il film per informare i cittadini che quello del 68 non è stato un grande sogno ma una grande tragedia. Il vero grande sogno è mandare a casa chi ha distrutto la cultura nazionale, diffondendo ateismo, materialismo, droga, odio e lotta di classe».
Di fronte al manifesto del film, dove i tre protagonisti Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca e Luca Argentero si stagliano sopra una bandiera rossa, il Castellino deve proprio aver perso la testa. Ci colleghiamo al sito ufficiale del gruppo per saperne di più. Vi si legge: «Da Roma deve nascere un nuovo Umanesimo Identitario, un nuovo Popolo: sano, meritocratico, capacitante, romano. Il rilancio della romanità, cuore ed anima di tutta la cultura italica, emarginata da decenni di cultura marxista, deve rappresentare una forza vitale per tutta la comunità nazionale».
Scemenze. E tuttavia, al di là del danno ai manifesti, gli imbrattatori promettono sit in davanti ai cinema, il che significa tensione, possibili intimidazioni. Per questo, a fine mattinata, il produttore Pietro Valsecchi, titolare di Taodue, commenta così il gesto: «Un ennesimo segno di imbarbarimento. Spero solo sia una bravata. Ma certo ogni giorno qualcuno cerca di censurare qualcosa. I film si vedono e si dibattono, non si imbrattano». Aggiunge Valsecchi, pronto a indossare un fazzoletto rosso sullo smoking alla prima veneziana: «Il grande sogno è un film emozionante, personale, non ideologico, dà speranza, una storia d’amore e d’amicizia. Si può pensarla come si vuole sul 68, ma io dico: magari ci fosse oggi in Italia un altro grande sogno di cambiamento».
Il caso sembra gonfiarsi col passare delle ore. Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, che distribuirà il film in 350 copie, invita alla calma: «Prima di parlare, anzi di imbrattare, consiglierei di andare a vedere. Il film può anche provocare riflessioni. Ma certe forme di protesta sono ottuse, l’ostruzionismo non va mai bene, crea paura». Infatti Placido, il cui passato di ex celerino che abbraccia il movimento studentesco per amore del teatro fa da spunto alla vicenda del film, si appella ad Alemanno perché, di fronte «alla minaccia squadrista», garantisca «anche agli spettatori del mio film la sicurezza che vuole assicurare a tutti i cittadini». Il sindaco risponde a stretto giro di posta, annunciando che sarà presente alla prima romana: «Ho chiamato Placido per manifestargli personalmente il mio dispiacere e la mia condanna per questa insensata iniziativa di attacco ideologico al suo film. Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che il dibattito sulla valutazione del 68 è aperto, giudizi unilaterali e schematici su questo periodo storico sono improponibili e controproducenti». Mentre Giulia Rodano, assessore alla cultura della giunta regionale (a proposito, il presidente Marrazzo salirà apposta a Venezia), vede la dittatura in arrivo: «Quando si arriva a bruciare libri, a mettere all’indice film o qualunque opera d’arte, si ha davvero la percezione di aver raggiunto la soglia di guardia».
Nel fuoco delle dichiarazioni, «Il Popolo di Roma», pur rinnovando le accuse al «vangelo progressista», assicura nel pomeriggio che sarà «una pacifica e democratica contestazione nei confronti di chi continua ad esaltare il 68, per noi una vera e propria sciagura». Passa neanche mezz’ora e il contrito Castellino, ritrovato un briciolo di buon senso, annuncia: «Chiediamo scusa per i toni, non volevamo passare per oscurantisti. Prendiamo atto di non aver valutato a fondo la possibile interpretazione del nostro gesto. Facciamo marcia indietro, terminiamo da subito la campagna lanciata e ci rendiamo disponibili per la creazione di momenti culturali e di confronto sul 68».
Figura barbina. Ma di sicuro sorprende tanta agitazione nei confronti di un film di impianto popolare che arriva, almeno sul piano delle celebrazioni, con un anno di ritardo. Peraltro esibendo, tra cariche di polizia, assemblee infuocate e tazebao maoisti, il marchio Medusa, che per molti equivale a Berlusconi. Un tempo si sarebbero dette contraddizioni del sistema. Oggi?