Brescia, la "passione" di Merini e Nuti

Va in scena domani nella meravigliosa cornice del Duomo Vecchio di Brescia (piazza Paolo VI, ore 21, ingresso libero) lo spettacolo teatrale «Poema della croce» di Alda Merini e Giovanni Nuti. L'opera, nata come album musicale nel 2005, vede protagonista Giovanni Nuti, autore delle musiche originali, e interprete le liriche dell'omonimo poema della Merini, uscito per i tipi di Frassinelli nel 2004.
Una moderna opera sacra in musica, definita da monsignor Gianfranco Ravasi, prefetto della Veranda Biblioteca Ambrosiana «opera di finissima e intensa esegesi musicale». Il 13 ottobre 2006 l'opera viene addirittura presentata in Duomo davanti a 4mila persone con la poetessa milanese per la prima volta attrice nel ruolo di Maria. Nato da un'idea del comune di Sesto San Giovanni lo spettacolo è stato inscenato per la prima volta nel dicembre 2005, ha girato l'Italia per poi approdare alla cattedrale milanese.
Al Duomo Vecchio di Brescia, il «Poema» sarà cantato in un atto unico per voce solista, cioè quella del musicista e cantante toscano, e recitata dalla stessa Merini con l'accompagnamento di un'orchestra di otto elementi e tre voci.
Il progetto discografico e teatrale «Poema della Croce» è frutto del prezioso lavoro di Nuti, che nel 1994 viene folgorato dalle poesie della «musa dei Navigli». Dopo dieci anni di soldalizio artistico nel 2004 vede la luce il loro primo lavoro a quattro mani, l'album «Milva canta Merini». Disco dal duplice valore: non solo, infatti, ha il merito di aver riportato Milva sulle scene dopo 11 anni di assenza dall'Italia, ma anche quello di aver diffuso, in una nuova veste, quella musicale appunto, le potenti liriche della Merini. Con la sua musica, infatti, Nuti riesce a interpretare con grande maestria e profondità i versi toccanti e visionari della poetessa, più volte candidata al Nobel per la letteratura, attraverso un'originale ed intensa lettura.
Nel «Poema della Croce», la passione di Cristo viene trasfigurata in chiave moderna, dove la croce, il simbolo più drammatico del cristianesimo e forse anche il più provocatorio della storia, diventa la voce della sofferenza umana e della concretezza del dolore. Altissima la tensione emotiva che percorre vibrando tutta l'opera: Madre e figlio appaiono, infatti, in tutta la loro fragilità umana, fatta di smarrimento e paura, addirittura di muta ribellione, stagliandosi , allo stesso tempo, sulla scena, come figure luminose, immense, capaci di dialogare tra loro con silenzi e gesti quasi impercettibili a occhio umano. Ad impersonare la Vergine e il Figlio l'autrice stessa e Giovanni Nuti.
Ultima chicca: parte integrante della rappresentazione sarà la suggestiva opera pittorica di scena, una riproduzione a dimensioni originali de «Il Sacro Calice», del maestro Piero Colombani di Sarzana, fondatore del «Nuovo Gotico» e definitio da Vittorio Sgarbi, «l'ultimo dei Fiamminghi».