Brunetta, guerra all’articolo 18 «Aiuta i padri e non tutela i figli»

RomaModificare l’articolo 18 per sostenere il riscatto dei bamboccioni. Renato Brunetta vuole togliere ai padri per dare ai figli, come un novello Robin Hood in versione generazionale. L’arciere rubava ai ricchi per dare ai poveri mentre il ministro della Pubblica amministrazione vuole aiutare i giovani sottraendo ai più anziani garanzie e tutele accumulate negli anni.
Il nostro è un sistema di welfare «malato - dice Brunetta - che oggi frena lo sviluppo e soprattutto blocca i ragazzi dentro casa». Nonostante il diluvio di polemiche che accoglie ogni nuova esternazione di Brunetta, il ministro non demorde e rilancia proposte provocatorie mentre è ospite del salotto di Bruno Vespa a «Porta a porta», in onda ieri sera su Raiuno. Nel mirino questa volta finisce l’articolo 18, ovvero la norma dello Statuto dei lavoratori che impedisce di licenziare senza giusta causa. «Basta con le stupide strumentalizzazioni: l’articolo 18 garantisce i padri e non protegge i figli - attacca il ministro -. Io sono per una modifica dell’articolo che monetizzi e non reintegri». Insomma denuncia Brunetta «i padri sono ipergarantiti» e la flessibilità tocca soltanto ai figli. Non si deve dunque gettare la croce sui giovani che restano a casa perché la colpa non è loro ma del sistema. «A me il termine bamboccioni non piace, non è mio, lo ha inventato Tommaso Padoa Schioppa - prosegue Brunetta -. Io penso che la colpa non è dei ragazzi ma dei padri: spendiamo troppo in welfare per i padri e poco per i giovani con il risultato che sono proprio i genitori per compassione a tenere i figli in casa fino a tarda età». La richiesta di modificare l’articolo 18 arriva dopo un’altra proposta provocatoria a danno degli over sessanta. Brunetta infatti aveva avanzato l’ipotesi di agire sulle pensioni di anzianità per reperire risorse in modo da dare 500 euro al mese ai giovani per aiutarli ad uscire di casa. Una sorta di bonus antibamboccioni. Anche a «Porta a porta» Brunetta è tornato a chiedere più soldi per i giovani: «Spendiamo tantissimo per finte pensioni di invalidità e quasi nulla per incentivi per gli affitti e le borse di studio per i giovani».
Renata Polverini, candidata alle regionali nel Lazio per il Pdl, pure lei ospite di Vespa, prima di tutto chiarisce di non essere mai stata una bambocciona: «Sono uscita di casa molto presto», rivendica, sottolineando la necessità di aiutare i ragazzi a uscire di casa anche assegnando borse di studio.
Contro Brunetta si scaglia subito l’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati, oggi europarlamentare del Pd, che definisce l’articolo 18 «una norma di civiltà del lavoro» che non ha nulla a che vedere con «l’ipergarantismo» di cui parla il ministro. «Brunetta attacca i padri di quelli che definisce “bamboccioni” - ha commentato Rosi Bindi, presidente Pd - e dimentica che oggi sono questi padri, anche quando sono in cassa integrazione, a dare un minimo di certezze ai propri figli».