Brunetta: Tremonti sia signor sviluppo Bonaiuti: linea ispirata dal premier

Il ministro critica il titolare dell'Economia: "Esercita un potere di veto sulle iniziative di tutti i ministri". Poi però aggiunge: "Lui ha fatto benissimo il signor no durante la crisi, ora deve fare il signor sviluppo assieme a tutti gli altri". Ma il sottosegretario Bonaiuti: "La linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio ed è condivisa dall'intero governo". Bondi: "Tremonti motivo di orgoglio". Sacconi: "Caso chiuso"

Roma - "La linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti è ispirata dal presidente del Consiglio e condivisa dall'intero governo". E' quanto afferma il sottosegretario Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, che replica dopo le critiche sollevate dal ministro Renato Brunetta in una intervista al Corriere. Brunetta interviene di nuovo parlando a una radio e incita Tremonti a diventare, da signor no, il signor sviluppo. E il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: "La precisazione di Paolo Bonaiuti a nome del Presidente del Consiglio è ineccepibile. I riconoscimenti internazionali per la politica economica rappresentata dal ministro Giulio Tremonti sono un motivo di orgoglio e legittima soddisfazione per l'intero governo".E in serata il ministro Sacconi ha aggiunto: "Il sottosegretario Paolo Bonaiuti ha espresso una definizione univoca e da tutti condivisa della politica economica del Governo. Il caso è chiuso".

Le critiche di Brunetta "Il ministro Tremonti esercita un potere di veto sulle iniziative di tutti i ministri. Un blocco cieco, cupo, conservatore, indistinto", ha detto tra l'altro il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta secondo cui finché c'era la crisi "il rigore conservatore" di Tremonti "ha funzionato" ma ora, sottolinea, "bisogna cambiare passo". Brunetta spiega che tutti i ministri la pensano come lui. "Tutti soffrono per il potere di veto di Tremonti", afferma. "Il Tesoro - aggiunge - esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell'intero governo". Secondo Brunetta, il titolare dell'Economia "non può sostituirsi al Consiglio e al premier Berlusconi: non è questo che vogliono gli italiani". Il responsabile della Pubblica Amministrazione riconosce tuttavia a Tremonti "il merito di aver tenuto la barra" mentre, da parte sua, respinge l'ipotesi di voler prendere il suo posto. "Non ho ambizioni personali. Io sto bene qui - assicura - dove combatto una battaglia epocale per la modernizzazione dello stato".

"Ora diventi il signor sviluppo" "Lui ha fatto benissimo il signor no durante la crisi, ora deve fare il signor sviluppo assieme a tutti gli altri". Lo ha affermato - parlando a Rtl - . Riferendosi ai suoi rapporti personali con Tremonti e alla "scortesia" di quest'ultimo cui si è accennato nell'intervista comparsa sul Corriere, Brunetta ha ricordato che lo conosce "da quasi 30 anni, ed è sempre stato così, con i suoi umori altalenanti. E' un geniaccio - ha aggiunto - molto bravo e serio. Ma non è facile lavoraci assieme". Il problema comunque - ha proseguito "non é la scortesia. Il problema è fare bene il proprio mestiere. Lui ha fatto benissimo il signor no durante la crisi. Ora deve fare il signor sviluppo assieme a tutti gli altri". Interrogato se, a suo parere, Tremonti lo farà, Brunetta ha risposto che Tremonti "é molto intelligente e lo farà". Sulla necessità di un'uscita forte come la sua, che potrebbe minare gli equilibri del Governo, Brunetta si è detto tranquillo rispetto alla sua posizione. "Io rimango dove sono se lo vogliono gli italiani e il presidente del Consiglio", ha detto. Aggiungendo che "il presidente del Consiglio ha sempre preso le decisioni giuste" e questo "dibattito servirà ad orientare la discussione, proprio perché il presidente del Consiglio possa fare una sintesi".

No al partito della spesa "Nessuno vuole una spesa senza rigore", ma "si possono fare tantissime riforme a costo zero". Dice Brunetta. A sostegno di questa tesi il numero uno di Palazzo Vidoni cita il caso delle cosiddette public utilities (gas, luce, acqua, nettezza urbana, etc.). Attualmente - spiega il ministro - "si tratta di prodotti forniti da ex municipalizzate monopoliste, concessionarie in monopolio: tutte di proprietà al 100, o quasi, di enti locali. E non brillano per efficienza. Il governo ha detto che non possono più essere monopolisti e che devono aprirsi al mercato". Un modo - secondo Brunetta - per eliminare i monopoli, per non sprecare più, per ottenere costi più bassi. Secondo il ministro in questa logica bisogna muoversi: con "riforme che non costano ma fanno bene al Paese". Così dunque le le "8, 9, 10 polizie, che costano molto" e per le quali "c'é un'enorme riforma da fare"; così per l'introduzione della banda larga o per una modernizzazione della sanità. Insomma - continua Brunetta - in temi di crisi "tutti abbiamo condiviso le scelte dure di Tremonti e Berlusconi. Ma non esiste un partito della spesa. Si possono fare tantissime riforme a costo zero" e "non tutto può essere lasciato al gratta e vinci anti-evasione, per incentivare a farsi dare le ricevute: ci fa sorridere, recuperare qualche centinaio di milioni di euro, tutto bene, ma non solo di questo ha bisogno il Paese".