Btp sicuri, bond generosi

Per spuntare un guadagno più sostanzioso di quello dei Bot (che non pagano più dell’1% lordo all’anno) le famiglie italiane possono puntare sui Ctz (1,84% lordo) o spostarsi sui Btp a tre anni (2,79%). Tuttavia, sottoscrivere i Btp e rivenderli prima della scadenza potrebbe esporre l’investitore a perdere una parte del capitale investito in quanto il prezzo del Btp segue ogni giorno l’andamento dei tassi di interesse. Per ovviare a questo inconveniente si può acquistare un buono postale. In questo caso si rinunciare a una piccola parte del rendimento che un Ctz o un Btp di uguale scadenza offre ma ci si assicura la possibilità di rivendere il titolo in qualsiasi momento ricavandone almeno il prezzo nominale. Non solo. Se il disinvestimento avviene dopo sei mesi, nel caso dei buoni postali a 18 mesi, o dopo 12 mesi, nel caso dei buoni postali ordinari, si incassano anche gli interessi maturati.
Gli italiani che pur di strappare un rendimento più elevato sono pronti ad accettare un rischio maggiore possono invece scegliere le obbligazioni societarie di buona qualità (quelle con rating non inferiore a BBB) i cui extra-rendimenti, rispetto a quanto offerto dai titoli di Stato, hanno superato i livelli più alti toccati dal Dopoguerra. Una quota di corporate bond tra il 10% e il 35% del proprio giardinetto a reddito fisso in funzione della propensione al rischio può rappresentare una giusta proporzione. Ma a una precisa condizione: evitare il fai-da-te e affidarsi a un fondo comune o a un Etf specializzato. In questo modo si diversifica l’investimento in decine di emittenti e in centinaia di titoli.
L’unica strada alternativa per ridurre i rischi è quella che prevede l’acquisto di almeno una decina di titoli diversi e di tenerli in portafoglio fino alla loro scadenza: in questo caso gli esperti consigliano di scegliere i titoli di emittenti finanziari di primaria qualità (meglio se italiani) e delle utilities.