Bufera su Cofferati, salta la mostra blasfema

da Bologna

La Curia l’ha definita «una bestemmia abominevole» e oggi l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra celebrerà al santuario della Madonna di San Luca una messa «di riparazione per gli oltraggi di cui è stata oggetto la Vergine Maria Madre di Dio». Non era mai successo prima. Così ieri mattina al sindaco di Bologna Sergio Cofferati, già qualche mese fa finito nel mirino della Chiesa per il presepe con Moana Pozzi e il finanziamento a un festival di cinema transessuale, non è rimasto che imporre la cancellazione della mostra-performance «La Madonna piange sperma» del gruppo antagonista gay, CarniScelte. L’evento doveva essere ospitato il 29 giugno, per un giorno solo, nel Quartiere San Vitale, presieduto dal Verde Carmelo Adagio, di cui il centrodestra ora chiede le dimissioni. E con il patrocinio - ma senza contributi - di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna e del ministero delle Politiche giovanili di Giovanna Melandri. «È un’inaccettabile volgarità - ha detto Cofferati -, che offende credenti e non credenti. Va cancellata». Sulla concessione del patrocinio, il sindaco ha spiegato: «La cultura è efficace quando è rispettosa» e non scade «in volgarità, come purtroppo è capitato in questo caso. È evidente che ci sono dei filtri che non hanno funzionato. Non doveva capitare». La difesa degli enti patrocinatori, Quartiere e Comune in testa, è di non essersi accorti di quel titolo offensivo. Secondo i ragazzi di CarniScelte, però, gli organizzatori avevano già chiesto loro di modificarlo, proprio perché si sapeva avrebbe provocato dei guai. Un’ora dopo la presa di posizione di Cofferati, l’annuncio dell’avvenuta cancellazione: «L’abbiamo dovuta censurare - ammette Francesca Rossi dell’associazione Jurta, vincitrice del bando pubblico per l’estate del Quartiere -. Chiediamo scusa a tutte le persone che si sono sentite offese, ma titolo a parte non c’era nulla di blasfemo».
Basta un giro su Internet per capire cosa sarebbe stato esposto: disegni pornografici in puro stile «queer», così si chiama la vena più trasgressiva del variopinto mondo dell’antagonismo gay a cui si rifà CarniScelte, che ieri ha chiesto scusa rivendicando tuttavia la libertà di fare arte. La stessa mostra non è inedita: è stata appena ospitata a Roma nel fine settimana del Gay Pride, al Forte Prenestino. Una struttura occupata, però, non uno spazio istituzionale e patrocinato come sarebbe successo a Bologna.
Il caso ha superato i confini cittadini: «Spero che il sindaco Cofferati - ha dichiarato il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi - avverta il dovere di chiedere subito scusa alla città e alla comunità cattolica. E spero che ci sia ancora qualcuno a sinistra che abbia mantenuto il rispetto per i valori più profondi che uniscono il popolo italiano». «L’annullamento della mostra blasfema non toglie la gravissima responsabilità di chi l’iniziativa l’ha patrocinata - ha attaccato il capogruppo alla Camera dell’Udc Luca Volontè -. Il ministro Melandri dimostri un po' di rispetto e rassegni le dimissioni». E subito la Melandri si è fatta sentire, spiegando che il suo ministero non era a conoscenza dei contenuti di quella manifestazione, ritirando il patrocinio. Alla messa che l’arcivescovo Caffarra celebrerà oggi a Bologna ha dato la sua adesione il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, devoto alla Madonna di San Luca, che ha sottolineato come l’iniziativa offenda tutta la città». E se i vari partiti, dalla Margherita ad An, hanno condannato la mostra blasfema, c’è chi, in Rifondazione comunista, ha tentato una difesa impossibile: «Se la Chiesa, i cardinali, il Papa e i politici bigotti diventano così clericali da attraversare in ogni momento le nostre vite con divieti ed anatemi - ha affermato Lidia Menapace -, l’anticlericalismo riparte alla grande. E capita che gli artisti prima di altri colgano queste ondate». Duro attacco invece dal leghista Roberto Calderoli che chiede dimissioni in blocco per Cofferati, Melandri e assessori regionali e comunali competenti con l’allestimento di questa mostra: «Tutti coloro che si sono macchiati di una simile vergogna dimostrino dignità e coraggio e, dal ministro agli assessori, si dimettano. Io mi sono dimesso per una maglietta che nessuno ha visto, dove era ritratto Maometto sorridente su una nuvoletta. Ora qualcuno dovrebbe fare altrettanto».