Buffon: "Tre squadre più forti di noi"

"Inter, Roma e Milan hanno qualcosa in più; solo se i loro campioni si bloccano possiamo sperare. Domani a San Siro non faremo l'agnello sacrificale"

da Torino

L'occasione è la presentazione del Nuovo Fiorino, prodotto di casa Fiat di cui Gigi Buffon è testimonial e con il quale invaderà l'Italia grazie a cartellonistica e spot vari. Il portiere bianconero si presenta all'appuntamento con una sciarpa colorata, vagamente tendente al rossonero: il che, nei giorni che precedono la sfida al Milan, è parso quantomeno simpatico. «Ieri ne avevo una bianconera: era una giornata cupa e mi andava così, oggi invece c'è il sole e ho scelto un capo più colorato, quasi carnevalesco».
Assolto: magari però in estate ha rischiato di vestire davvero il rossonero.
«Non più di tanto, né rossonero né nerazzurro. Quando la Juve mi ha prospettato la possibilità di lottare per qualcosa di grande in tempi medi, c'è stato poco da pensare. Personalmente, poi, non avevo parlato né con il Milan né con l'Inter, semmai è stata la società ad avere avuto qualche scambio di opinioni con i loro dirigenti. Inoltre, entrambe le squadre di Milano avevano e hanno tuttora due ottimi portieri: non so nemmeno quanto avrebbero avuto bisogno di me».
La Juve invece sì e ora veleggia nelle parti alte della classifica. Ci credevano in pochi.
«A inizio stagione non era ipotizzabile che saremmo arrivati al punto in cui ci troviamo oggi. I voli pindarici però sono pericolosi: quando pensi di poter volare ancora più in alto, diventa facile scivolare e trovarsi per terra. Siccome però non abbiamo mai commesso questo genere di errore quando eravamo al top, non credo lo commetteremo oggi».
Umiltà a piene mani, insomma.
«Chi ha grandi obiettivi sa perfettamente di dovere rimanere coi piedi per terra per poterli centrare: è una legge che vale per tutti».
Il difficile viene adesso?
«Sì. Abbiamo ottenuto buoni risultati, ma siamo ancora lontani dalla meta e da qualcosa di grandioso: bisogna che ci si confermi nel tempo e non è facile. Prendiamo il buono di quanto ottenuto finora, ma non illudiamoci che di qui in poi sia tutto in discesa».
Domani troverete un Milan avvelenato, ancora a secco di vittorie in casa: nessuno ha fatto peggio di loro.
«È vero, e questo ci deve preoccupare. La qualità dei rossoneri non è in discussione e la legge dei grandi numeri dice che prima o poi vinceranno anche a San Siro. Speriamo di non essere noi a fare da agnello sacrificale, ma il rischio c'è tutto».
Qualche tifoso juventino non smette di sognare lo scudetto: lei è ancora tra quelli più scettici al riguardo o sta cambiando idea?
«Bisogna riconoscere che almeno tre squadre ci sono superiori, anche se molti di noi sono abituati a lottare per grandi traguardi. Se però Inter, Roma e Milan sapranno usare la testa e dare continuità alle loro prestazioni, per noi sarà difficile dare loro fastidio fino al termine della stagione».
Sembra una resa prima del tempo: no?
«Sono solo realista, anche se poi in campo ce la giochiamo fino alla fine e non sempre si confermano i valori che appaiono sulla carta. È anche vero che in un campionato può capitare di tutto: se si facessero male tutti e venti i grandi giocatori di Inter, Milan e Roma, a quel punto è possibile che vinca la Juventus».
Da più parti si dice che siate avvantaggiati dal fatto di non dovere giocare le Coppe.
«Portano via energie nervose, è vero. Ma se tu le affronti con una rosa formata da trenta campioni, è come giocare un campionato con una rosa di quindici. Con questo non voglio dire che alla Juve siamo solo in quindici a meritare il massimo palcoscenico, ma di sicuro ci sono gruppi che hanno una qualità maggiore della nostra».
Domani sera si troverà di fronte anche il neo Pallone d'Oro Kakà: ha più pensato al fatto che quel trofeo avrebbe potuto vincerlo lei l'anno scorso?
«Sono contento così, anche se non credo che avrò un'altra occasione per vincerlo visto il ruolo che ricopro. Bisognerebbe che ci fosse la concomitanza di tanti fattori: un Mondiale vinto, un rigore parato nella finale come invece non sono riuscito a fare e tanto altro ancora. Cannavaro se lo è comunque ampiamente meritato l'anno scorso, così come è giusto che quest'anno lo vinca Kakà: è uno che non gioca mai per sé stesso, ma sempre per la squadra».