Bulli e abusi, che s’inventa Prodi? Un’authority

I pediatri lanciano l’allarme: il fenomeno riguarda otto ragazzi su dieci. In un anno aumento del 5%

Eleonora Barbieri

L’emergenza, ora, è il bullismo. A scuola e fuori, nelle aule e sui cellulari, su internet e sui computer di casa. Ogni giorno regala il suo episodio (o più di uno), di violenza o di semplice emulazione, purché registrato da una videocamera e diffuso al mondo intero. Anche se non si tratta più di un abuso, ma di un ragazzo che tira il quaderno in testa al compagno, che se la ride. Ma è emergenza e, se poi arriva in occasione della giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, non si può non parlarne. Perciò ieri anche il presidente del Consiglio è intervenuto sull’argomento, suggerendo la creazione di una nuova authority. Ci vuole un «garante dell’infanzia», una figura - ha spiegato ieri Prodi - «che aiuti l’evolversi della coscienza» dei minori. Il bullismo «è un prevalere della violenza sulla serenità della vita quotidiana» e, quindi, un’authority non se la caverà facilmente: «È così difficile - ha aggiunto Prodi - mettere per legge tutto questo, ma il garante deve stabilire un minimo di convivenza sociale». L’incarico sarà duplice: «Far rispettare la legge ed essere anche tutore ed educatore».
In attesa dell’intervento risolutivo del garante, scuola e famiglie aspettano il verdetto. Per Livia Pomodoro, le responsabilità sono chiare: «Noi possiamo fare tutti gli sforzi che vogliamo - ha detto ieri il presidente del Tribunale dei minori di Milano - ma esiste un problema di fondo: bisogna richiamare gli adulti alle loro responsabilità e fare in modo che prendano coscienza che stanno educando generazioni di mostri». I bulli - fanno notare i pediatri italiani - non sono comparsi all’improvviso: «È una tendenza in crescita nelle scuole italiane, che avevamo denunciato già dieci anni fa» ha spiegato il presidente della Società italiana di pediatria, Pasquale Di Pietro, presentando il rapporto annuale sulle abitudini e gli stili di vita degli adolescenti.
Lo studio rivela che, al di là dell’effetto domino, nell’ultimo anno gli episodi di bullismo sono aumentati di circa il cinque per cento. L’indagine ha coinvolto 1.200 ragazzi fra i 12 e i 14 anni: quasi otto su dieci (il 77% dei maschi e il 68% delle femmine) hanno sperimentato da vicino che cos’è il bullismo, in prima persona o perché ne sono rimasti vittima i loro amici. Non ci sono differenze fra Nord e Sud del paese, non cambia molto quanto accade fra ragazzi e ragazze. Il bullismo è trasversale, e si insinua nelle corde più delicate dell’adolescenza: un giovane su quattro considera «fifone» o, peggio, una spia chi cerca aiuto in un adulto, genitore o insegnante che sia, per difendersi. E l’84% dei ragazzi sostiene che bulli si diventa «per essere ammirati dal gruppo», per «diventare leader» (78%) o per fare conquiste (75%). Ieri, qualcuno ha provato a parlarne al Comune di Milano, durante il question time dedicato ai ragazzini delle medie e delle elementari. Di solito, però, pochi si rivolgono agli adulti, tanto meno ai genitori. Quelle stesse famiglie che, ha auspicato il ministro Bindi, «non possono essere lasciate sole, perché il rapporto educativo ha bisogno di essere sostenuto dall’intera comunità educante».
Parole che, secondo il pediatra Giorgio Rondini, «non indicano strumenti per assistere meglio l’infanzia». Rondini non risparmia neppure il ministro della Salute Livia Turco che, rinnovando il Consiglio superiore della sanità, «per la prima volta non ha nominato nemmeno un pediatra».
«I ragazzi di oggi - ha aggiunto l’ex presidente della Società italiana di pediatria Giuseppe Saggese - sono ragazzi proprio come eravamo noi ai nostri tempi. E in una società in cui famiglia, scuola e istituzioni latitano, vanno avanti come riescono».
Il bullismo è, per il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, il segno che «la nostra società ha perso in un certo qual modo la bussola». Se la famiglia non può raddrizzarsi, ci proverà l’autorità, forse l’authority.