Il buono e il cattivo del «68»

Leggo da qualche giorno articoli relativi al 68. Grazie al cielo in quell’anno avevo terminato gli studi. Ero stato un modestissimo studente, ma avevo già la possibilità di lavorare (tanto da vivacchiare). Successivamente mi è andata meglio e non ho rimpianti. Non voglio però parlare dei fatti miei, mi permetto di fare riferimento a questo «mitico» periodo per qualche modesta considerazione. Sfrondiamo tutto ciò che si è dimostrato indubbiamente negativo. Ci sono stati progressi nell’ambito dei diritti, delle tutele ed anche conquiste sociali. È peraltro innegabile che è iniziata una spirale peggiorativa nel rispetto per l’autorità, qualunque sia, libertà, liberazione, autogestione, «faccio ciò che mi pare». Voglio essere semplice ed esplicito. Fatta salva la vera libertà che deve essere rispettosa di quella altrui; il rispetto, la vera cultura, la corretta gestione del pubblico e del privato esigono competenza, etica, moralità e preparazione. Purtroppo in troppi settori le responsabilità sono in mano a persone che si sono abbeverate a sorgenti di un’epoca che con un eufemismo mi permetto di definire confusa. I valori cosiddetti tradizionali, che è giusto in certi casi abbiano necessità di aggiornamenti, hanno subito sfaldamenti eccessivi. Fortunatamente «con la zizzania sono maturate nel tempo anche spighe buone». Il senso della famiglia, nucleo essenziale della società, il colloquio con i figli e l’esempio dei padri e delle madri, debbono essere riferimenti essenziali. L’albero ancorché scaturisca da buone radici necessita di cure. Auctor fide dignus: dottor Lussana teniamo duro, ognuno nel proprio ambito per un domani migliore. Grazie.