Burlando va in crisi a parlare di crisi del Pd

(...) tutti i mega dirigenti voluti e piazzati dal centrosinistra. Tonini intanto annuncia che «se Obama ha vinto in Virginia il Pd può vincere in Veneto» e che «la crisi sta per cambiamento, che apre speranza al Pd, partito nato come formazione culturale di ricerca». Finito? No, il senatore svela anche i suoi sette punti programmatici che spaziano «da un'identità riconosciuta nella visione umanistica della politica» alla «democrazia decidente».
Solo che a quel punto, la platea militante, come da programma, inizia a porre domande. Allora sì, che almeno gli elettori di centrosinistra parlano di crisi nel Pd. Chiedono perfino a Tonini come si fanno a riempire concretamente quei sette punti, come si fa a trovare un programma condiviso o come mettere insieme laici e cattolici. C'è chi perfino parla di «classe dirigente gerontocratica», di politici «che difendono le loro cariche come posti di lavoro», di «enti non ben amministrati» e chi addirittura si lascia andare a uno «stiamo uccidendo le primarie». E allora, per esempio, viene fuori che Tonini non vuole un partito del Nord, mentre altri come Chiamparino quel partito lo vorrebbero. Insomma dibattito aperto in casa Pd. Non a caso partito del dialogo, e pazienza se il dialogo resta nel partito. Basta non parlare di crisi. Del centrosinistra naturalmente.