C’è un ormone che avvisa chi è a rischio di infarto

Si chiama Bnp: la produzione aumenta quando ci sono problemi alle coronarie

Monica Marcenaro

Assolve alle funzioni di un termometro in grado di rivelare quali sono i soggetti a rischio di infarto. Si tratta di un ormone, chiamato Bnp (Brain natriuretic peptide), prodotto dalle cellule cardiache, che indica la presenza di malattia aterosclerotica delle arterie coronariche: tanto maggiore è il suo livello, tanto maggiore è il rischio di cardiopatia ischemica.
La scoperta va a un gruppo tutto italiano, coordinato dal cardiologo Alberto Palazzuoli, del dipartimento di Medicina interna e malattie metaboliche, diretto dal professor Ranuccio Nuti, in collaborazione con l’Emodinamica e la cardiologia ospedaliera del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, ed è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale «American Journal of Cardiology». «Abbiamo valutato i livelli di Bnp in pazienti con cardiopatia ischemica - spiega Palazzuoli - e abbiamo rilevato che i soggetti che hanno una malattia aterosclerotica dei 3 principali vasi coronarici hanno livelli dell’ormone maggiori rispetto a coloro che sono affetti dalla stessa patologia su uno o due vasi. Inoltre i livelli crescono se la malattia interessa il vaso più importante, cioè l’arteria interventricolare anteriore». In termini pratici ciò si traduce in un aiuto molto importante per il medico, non solo per valutare quanto il paziente è a rischio, ma anche per impostare la risposta terapeutica e l’intensità del trattamento, nonché per stabilire il rischio di eventi sfavorevoli. «Lo studio è stato effettuato su 88 soggetti divisi in tre gruppi comprendenti le tre varianti cliniche della cardiopatia ischemica: angina stabile, cioè quella in cui il tipico dolore al petto irradiato alla parte inferiore del collo e al braccio sinistro avviene durante uno sforzo, angina instabile, che si manifesta con dolore a riposo o per sforzi minimi e infarto del miocardio, in cui la sintomatologia è protratta e associata a morte cellulare». La produzione dell’ormone rappresenta una difesa, da parte del cuore, contro il danno ischemico prodotto dalla aterosclerosi e costituisce quindi un marker importante per valutarne la diffusione.
Cosa fare quindi in presenza di un simile quadro clinico e alti livelli di Bnp? «Nelle sindromi coronariche acute - conclude Palazzuoli - maggiori sono i livelli di Bnp, maggiore è la possibilità di andare incontro ad eventi futuri avversi. Il dosaggio dell’ormone è quindi in grado di individuare i soggetti in cui l’area ischemica del cuore è molto estesa e che necessitano della coronarografia. In tali pazienti è necessaria una terapia più intensiva ed una rivascolarizzazione precoce».