La caccia al tesoro nei rotoli di Qumran

Vi sarebbero indicati 64 nascondigli di ricchezze con cui gli Esseni volevano abbellire Gerusalemme. Ma alcuni pezzi mancanti li rendono indecifrabili

Una mappa che indica sessantaquattro siti nel deserto dove sono nascosti altrettanti carichi preziosi di oro e argento. Un altro enigma si nasconde tra i manoscritti del Mar Morto, scoperti oltre 60 anni fa in undici grotte nell'area di Qumran e sui quali da sempre si sono divisi archeologici, scienziati e teologi. Come spiega l'archeologa Maria Grazia Siliato, infatti, in una delle caverne in cui furono trovati i manoscritti è stato scoperto anche «un rotolo di rame, una lamina sottilissima arrotolata come fosse carta su cui è incisa con un punzone una specie di mappa dove vengono indicati 64 posti nel deserto in cui sono stati nascosti 64 carichi preziosi di oro e argento. Aperta e decifrata, della mappa non se ne può far nulla perchè è tagliata in due» e per completare la lettura servirebbe la seconda metà «nascosta chissà dove».
Secondo la Siliato, gli Esseni, comunità a cui i manoscritti risalgono, nascosero tutti i rotoli nel corso della guerra di resistenza contro il dominio romano. In quell'occasione gli Esseni cercarono di «salvare tutto», prosegue l'archeologa, compresi quei tesori. Come e perchè tanta ricchezza? «Tutti coloro che entravano nella comunità degli Esseni facevano voto di povertà. Duecento anni prima di Cristo facevano voto di povertà e obbedienza. E un rotolo dice che quando Gerusalemme sarebbe stata liberata con una grande massa di denaro si sarebbe ricostruito il tempio». A questo dovevano servire i 64 carichi di preziosi ma nel piano degli Esseni non poteva essere una sola persona a trovarli, non senza l'aiuto dei capi della comunità. Nessuno però trovò il rotolo di rame, che è arrivato a noi ancora avvolto dal mistero. Quei manoscritti, secondo la Siliato «rivelano del I secolo una situazione in Giudea del tutto diversa da quella che ufficialmente pensavamo fino ad oggi. C'era una corrente indipendentista e molto fedele alle antiche tradizioni al punto che la storia ufficiale andrebbe riscritta».
«Ma i rotoli di Qumran - prosegue la studiosa - ci mostrano anche che lì non si usava il calendario ebraico lunare di 12 mesi 354 giorni che era stato mutuato dai babilonesi, bensì uno molto più antico, solare di 365 come il nostro ma modernissimo: 52 settimane e un giorno senza nome con cui cominciava l'anno. Così che di anno in anno poteva essere usato sempre lo stesso calendario. Il calendario essenico della Pasqua è solare per cui a differenza di noi per loro la Pasqua non cambiava giorno di anno in anno. Il Vangelo di Giovanni dice che gli fu comandato di celebrare la Pasqua prima della morte e dice che fu ucciso alla vigilia di Pasqua: una contraddizione che gli esegeti hanno tentato a lungo di risolvere. Se il Vangelo viene letto secondo il calendario essenico tutto torna».