Cade sull’etilometro il precisino del Pd: 3 mesi senza patente

Tanto attento a navigare nel mare magnum delle correnti del suo partito, quanto disattento al volante. Pare impossibile che sia capitato proprio a lui, eppure Andrea Orlando s’è fatto beccare. Parola di etilometro, che una sera d’agosto segnava lo sforamento oltre il limite dello 0,50 imposto dal codice della strada. E parola di polizia stradale, che al deputato Pd ha sospeso la patente per tre mesi con multa abbinata.
Pare impossibile che sia capitato proprio a lui perché lui, Orlando, non te lo immagini che sbevazza alle cene estive e poi commette pure l’imprudenza di farsi beccare un po’ brillo al volante. Lui stesso non si capacita, all’urlo di: «Mai preso una multa neppure per divieto di sosta in vita mia». E non è solo che valla a cercare una foto in cui sorride, tanto per dire. È che se l’etilometro misurasse la pignoleria, e se la puntigliosità si multasse, ecco, così si, ci sarebbe da crederci. Non gliene sfugge una, all’Orlando, una volta riuscì pure a far dare in escandescenze Bruno Vespa per un mancato invito a Walter Veltroni. Soprattutto, non ne lascia passare una, rileggere le esternazioni degli ultimi mesi per credere. Il Pdl critica il Pd con una dichiarazione? Lui risponde con un’intervento, un’intervista e almeno un paio di precisazioni, e insomma ci sarà un motivo se i compagni di partito lo hanno ribattezzato «l’Orlando noioso».
C’è poi che uno più accorto di lui mica lo trovi, la tignosità come ragione di vita, e di carriera. E che carriera. A 41 anni, Orlando ha già fatto tutto, o quasi. Responsabile organizzativo nei Ds, portavoce del primo Pd, oggi è presidente del Forum Giustizia del partito. Non male, per uno che viene dalla Spezia, la periferia dell’impero. Potenza del non aver mai tentennato, dice chi lo ha visto «crescere». Ai tempi della Bolognina, Orlando era già segretario provinciale della Fgci, correva l’anno 1989 e lui al nuovo corso si adeguò senza colpo ferire, immediatamente eletto e nominato assessore del Pds, incarico che ha mantenuto stoicamente fino al 2007. Più di recente, Orlando è stato più fassiniano di Fassino quando Fassino era segretario dei Ds e lo promosse responsabile organizzativo, più veltroniano di Veltroni quando Veltroni ha liquidato Fassino e i Ds e lo ha nominato portavoce. «Non mi stupirei che fra poco saltasse sul carro di D’Alema» aveva confidato ai tempi dell’interregno di Franceschini un maligno del Pd. E infatti eccolo, più dalemiano di D’Alema, e quindi anche più bersaniano di Bersani, con la responsabilità di rappresentare il partito niente meno che sulla giustizia.
Quando la stradale lo ha fermato, lui si è ben guardato dall’imitare Claudio Burlando, il governatore della Liguria che, dopo un contromano, agli agenti mostrò il tesserino da deputato, evitando così una multa che, preso dai rimorsi e dalle polemiche, solo dopo chiese invece al questore di applicargli. No. L’unico fiato di Orlando è stato quello nel palloncino. Semplicemente, ha ammesso imbarazzato al Secolo XIX, subito dopo è corso a fare gli esami del sangue per dimostrare alla Prefettura «che quella sera avevo bevuto, ma non sono un bevitore abituale». Pignolo, oltre il limite.