Cala il gelo sui catastrofisti Il caldo del 2007 è un bluff

Per gli estremisti del clima doveva essere «l’anno più afoso di sempre». Ma le temperature sono invariate e la neve è arrivata persino a Bagdad

«Sarà l'anno più caldo di sempre», avevano detto gli esperti di Sua Maestà. Il 4 gennaio 2007 il responsabile del Meteorological Office del Regno Unito, intervistato dalla Bbc, aveva messo in guardia: «Supereremo, probabilmente, il record di calore del 1998», era stato il pronostico di Chris Folland, capo meteorologo dell'Hadley Centre. Due mesi più tardi «Una scomoda verità», il film simbolo della lotta al global warming prodotto e interpretato da Al Gore, vinceva già due Oscar «per aver contribuito a porre all'attenzione dell’opinione pubblica mondiale il problema del surriscaldamento terrestre».
Peccato però che tutto questo caldo non ci sia stato. Le temperature medie registrate nel 2007 a livello mondiale raccontano una storia completamente diversa. Negli ultimi dodici mesi, dati alla mano (quelli, combinati, della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti e del Met Office del Regno Unito, considerati i più attendibili al mondo), non ha fatto né più caldo né più freddo rispetto agli anni che vanno dal 2001 al 2006, quando la media globale dell'anno si è aggirata intorno ai 14,2 gradi centigradi. E si è trattato, in tutti i casi, di annate decisamente meno calde di quelle a cavallo del cambio di secolo, quando si era toccata la media record di 14 gradi e mezzo (1998).
L'Europa è stato il continente più in linea con questa tendenza ma è negli altri continenti - ha raccontato qualche giorno fa il Boston Globe in un'inchiesta - che la fine del global warming è apparsa più evidente. Lo scorso maggio se ne sono accorti i cittadini di Buenos Aires, che hanno visto cadere la neve per la prima volta dal 1918 e che hanno assistito a 34 decessi per il gelo. Non succedeva da decenni. Come non si ricordava a memoria d'uomo la neve a Bagdad o a Riad. Eppure qualche giorno fa ne è caduta a volontà anche sul Golfo Persico. Stesso copione a Johannesburg in Sudafrica e a Daytona Beach. Dove la neve è più di casa, come sulla East Coast statunitense e in Canada, si è parlato nell'ultimo mese «dell'inverno più rigido degli ultimi 15 anni», hanno sottolineato gli esperti di Environment Canada, l'agenzia pubblica ambientale. In New Hampshire, nel solo mese di dicembre, è caduto un metro abbondante di neve. Non succedeva dal 1876.
Fa freddo, sebbene la media globale indichi che non è poi più freddo di qualche anno fa. Eppure gli indicatori dicono che la concentrazione di gas serra nell'atmosfera è aumentata del 4 per cento dal 1998. Se fosse buona la teoria alla quale credono Gore e parecchi esponenti dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ippc), ossia la commissione Onu sul cambiamento climatico, ogni anno da dieci anni a questa parte avrebbe dovuto essere più caldo del precedente. I dati termici dicono che non è così. I fisici danesi Henrik Svensmark e Eigil Friis-Christensen del Centro spaziale nazionale della Danimarca, in un recente studio hanno messo in evidenza come, più che all'intervento umano, i cambiamenti climatici sono dovuti alle variazioni dei cicli solari. Secondo loro, e secondo l'oceanografo russo Oleg Sorokhtin dell'Accademia di Scienze naturali di Mosca, il Sole è appena entrato in un nuovo ciclo Schwabe, il più debole della sua storia. Significa che, come accaduto nel 2007, continuerà a non fare caldo anche nei prossimi anni e per diversi decenni.
Anzi, farà sempre più freddo. È in arrivo, dicono, il global cooling.